RICORDATI FRATELLO CHE DEVI MORIRE. UNA MOSTRA A PALERMO PROPONE NUOVE MEDITAZIONI SUL “TRIONFO DELLA MORTE”

Maestro anonimo,Il trionfo della morte,1446 circa.Affresco staccato 600 cm×642cm. Palermo, Galleria regionale di Palazzo Abatellis.

Maestro anonimo,Il trionfo della morte,1446 circa.Affresco staccato 600 cm×642cm. Palermo, Galleria regionale di Palazzo Abatellis.

“Essential experiences” è una mostra collettiva internazionale inaugurata il 13 novembre a Palazzo Riso a Palermo. Numerosi artisti contemporanei (1) si confrontano con “Il trionfo della morte“, opera di inestimabile valore conservata a Palazzo Abatellis. Il tema della morte (al quale fanno riferimento le esperienze essenziali del titolo)  caratterizza i secoli XIII e XIV ed è ovviamente in  relazione col diffondersi, su vasta scala, della peste nera. È il sintomo, talvolta ossessivo, di una società vacillante di fronte a un pericolo che, nonostante il relativo progresso, non è in grado di fronteggiare in alcun modo. V’è una pur minima relazione tra quel tempo e quel mondo con il nostro? A giudicare dagli isterici annunci di pandemie globali, vaccini in ritardo, apocalissi annunciate (ci si mettono pure i Maya), asteroidi in rotta di collisione con il nostro pianeta, si direbbe di si. Basta scorrere l’elenco recente dei morbi letali che hanno allarmato l’opinione pubblica: HIV, Ebola, fascite necrotizzante, encefalopatia spongiforme bovina, aviaria, H1N1. Senza contare il tristemente noto Millennium Bug che ha guastato la notte di San Silvestro ad alcune decine di migliaia di operatori informatici.

Sento per questo tema l’attrazione dello studioso d’arte, ma sono totalmente immune al fascino dell’apocalittico. A scopo puramente apotropaico citerò quindi un’altra opera conservata a Palazzo Abatellis a Palermo che è, al contrario, una formidabile epifania divina in un corpo di florida, incantevole, bellezza: “L’Annunciata” di Antonello da Messina. Il sacro è presente in modo anomalo rispetto alla tradizione  (l’angelo nunziante non si vede) e noi siamo invitati a meditare non tanto sul sacrificio del nascituro quanto sul presente, radioso, trionfo di vita. E se questo non bastasse ciascuno ricorra pure ai rituali d’obbligo.

Antonello da Messina, Vergine Annunciata, 1475.

L’affresco intitolato “Il trionfo della morte” fu staccato in quattro pezzi durante la seconda guerra mondiale perché danneggiato, nel 1944, dagli eventi bellici. Non si hanno notizie certe sull’autore, forse un maestro d’oltralpe ricoverato nell’Ospedale Grande e Nuovo di Palermo ove si trovava originariamente il dipinto.

La scena è resa con efficace crudezza. La morte, in groppa a un cavallo che, seppur scheletrico appare dotato di temibile energia, irrompe diagonalmente in un giardino di delizie, lussureggiante, gremito di uomini illustri (un papa e l’imperatore) di aristocratici, religiosi, paggi e dame di corte. A far loro compagnia anche sovrani orientali e un giurista, Bartolo di Sassoferrato, identificato dalla scritta sul libro che impugna.  Quel che sorprende è il modo con il quale le vittime, senza alcun ordine, sono colpite: non si tratta infatti di un modo diretto, la morte potrebbe senza fatica impugnare la falce che penzola, inutile, al suo fianco; potrebbe perfino calpestare i corpi con gli zoccoli del suo furioso destriero. Utilizza invece un arco e le frecce. Perché? Potrebbe essere un riferimento all’antica credenza popolare che riteneva causa del contagio pestilenziale la puntura di frecce. Come mai le vittime sono tutte colpite al collo, o sul capo? È forse l’allusione al contagio attraverso le vie aeree come avviene per la peste polmonare? Le scene di caccia in alto sono un omaggio alla vita cortese o un riferimento a San Vito, protettore dalla peste raffigurato sovente con due cani? In alto a destra una preziosa fontana (lo è di fatto in quanto oggetto architettonico di pregio e simbolicamente in quanto allusione alla “fonte della vita”) lascia fluire la sua acqua in un rivolo funesto. Realizzato con la cura di un miniaturista borgognone  o fiammingo l’affresco rimane, insieme a quello del cimitero monumentale di Pisa, uno dei più terrificanti moniti che mai artista abbia dipinto.

Aggiungo tre clips da Youtube: due frammenti dal Settimo Sigillo di Bergman e il terzo dal film “Palermo shooting” di Wenders che, in alcune scene, mostra il “Trionfo della morte”.

1) tra i quali  Gilbert & George, GloriaFriedmann, William Kentridge, Anselm Kiefer, Michelangelo Pistoletto, Paolo Grassino, Kevin Francis Gray, Koji Tanada, Lee Ufan, Roman Opalka, Jan Fabre ,Giuseppe Penone, Gunther Uecker e Kimsooja.

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