UNA PASIONARIA TEDESCA IN SPAGNA. GERDA TARO

Pére Lachaise - Tomba di Gerda Taro

V’è un angolo nascosto nel cimitero parigino del Père Lachaise. I pochi passanti che si aggirano per i suoi viali ombrosi sono attratti, in gran parte, dalla possibilità di collezionare qualche sciocco cimelio: la foto della tomba di Edith Piaf o di Jim Morrison, o quella di chi mai visse e mai morì, come Papà Goriot, personaggio partorito dalla mente di Balzac. I più consultano la piantina che il custode gli ha venduto all’ingresso e scorrono oziosamente il lungo elenco di nomi celeberrimi. Pochi si imbattono, a pochi passi dal Muro dei Federati (1) , in una piccola tomba spoglia. Un nome e due date, una colomba. Sulla lastra tombale vengono lasciati, come un pegno, di tanto in tanto, dei piccoli ciottoli. Non è sfuggita, come le altre, agli insulti del tempo, appare poco curata e non vi si accede più dal lato principale, ma da un piccolo viottolo sul retro. Si fa fatica a immaginare la folla immensa che partecipò al funerale di Gerda Taro: 200.000 parigini si adunarono lì per l’addio a una donna esile, terribilmente giovane, coraggiosa, la prima fotografa di guerra, morta, come un soldato, sul campo di battaglia. Pablo Neruda e Louis Aragon lessero l’elogio funebre.

Gerda Taro aveva condiviso con Bob Capa (2) gli ultimi tre anni della sua vita: gli inizi difficili a Parigi, l’idea geniale di Gertie di cambiare entrambi i nomi (lei si chiamava Gerta Pohorylle, lui Endre Friedmann), la decisione di documentare per le maggiori riviste del tempo le nefandezze della guerra civile spagnola. Il solo nome inciso sulla pietra è sufficiente a evocare una Germania diversa, antifascista e colta: se ne resero subito conto i nazisti i quali fecero raschiare l’epitaffio che, da allora, attende di essere riscritto. Il suo nome, raschiato dalla pietra, fu poi oscurato dalla fama del compagno. Venne dimenticato o meglio affidato a inesplicabili congiunzioni di circostanze e a improvvisi scarti del caso. Basti dire che l’unica immagine del mortale incidente che le strappò la vita a 26 anni sopravvive sul rarissimo involto di carta di una gomma da masticare. Proprio così una bubble gum.

   La percezione del sublime cristiano che, come si sa, affiora nell’infinitamente piccolo, non potrebbe essere esemplificata con maggiore chiarezza. Le sue foto, no, quelle non sbiadiscono sebbene sepolte nelle emeroteche di mezzo mondo, incastonate nelle pagine di Life, VU, Regards.

Pagina dedicata dalla rivista LIFE alla morte di Gerda Taro. Nel titolo si legge:"The spanish war kills its first woman photographer"

 Gerda apprese dal compagno i rudimenti della fotografia, ma li mise al servizio di una sensibilità del tutto particolare. I fatti dimostrano che conseguì in tempi brevissimi una maturazione sensazionale: non si deve infatti dimenticare che quel campo era da sempre riservato alla creatività maschile. Gerda e Bob, nel fuoco della battaglia o nelle brevi pause tra un orrore e l’altro, erano sempre vicini, ma mai dipendenti l’uno dall’altra. Capa esprimeva una sorta di realismo traumatico ” tutto quello che c’è da dire è già nella realtà, basta solo fotografarlo” esaltato dalla vicinanza fotografo/soggetto e dall’empatia; la Taro faceva emergere dall’immagine il senso profondo di una presenza, egualmente drammatico, che era al tempo stesso testimonianza e schieramento, adesione coi mezzi dell’arte a una lotta impari per la libertà.

Un destino beffardo li accomunò. Il 25 luglio 1937 l’esercito repubblicano si stava ritirando. La Taro ebbe l’addome squarciato dai cingoli di un carro amato “amico” nella confusione della ritirata. Bob Capa rimase ucciso “in azione”, a guerra praticamente conclusa, per un servizio fotografico che era stato in precedenza affidato ad un altro. 

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(1) luogo dove furono fucilati gli ultimi 147 difensori della Comune di Parigi. E’ nel 97° distretto del cimitero.
 
 

 

(2) Si legga anche l’articolo su Bob Capa al seguenete link https://artmasko.wordpress.com/2009/11/19/se-le-vostre-foto-non-sono-buone-e-perche-non-siete-andati-abbastanza-vicini-al-soggetto/ 

  
  
    

 

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1 commento

  1. Abbiamo avuto l’occasione di un week-end lungo a Parigi la scorsa settimana.
    Anche se ero già stato nella capitale francese + volte non avevo mai visitato il cimitero di Pére Lachaise.
    Quando ho letto il tuo post su Gerda, mi ero un pò documentato e dopo aver scovato la sua tomba (effettivamente un pò nascosta) abbiamo trascorso qualche minuto in silenzio in memoria di una persona straordinaria, con cui il destino è stato particolarmente duro.
    Poi ti mando in privato quelche foto del tomba come è adesso (vi è una piccola targa commemorativa).
    Il cimitero è bellissimo e affollato dei soliti noti che visitano le tombe dei soliti noti, mentre il fascino dell’ambiente e di alcune tombe in particolare è, di solito, da ricercare nei tumuli di benemeriti “ignoti”.
    Un’altra tomba mi ha particolarmente colpito (anch’essa spoglia e un pò in disparte): quella di Modigliani.
    Un abbraccio e a presto
    j.


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