IL MISTERO DEL DIPINTO PERDUTO DI JAN VAN EYCK

Jan van Eyck fu il più grande pittore fiammingo del XV secolo. Le notizie sulla sua vita sono frammentarie: ignoriamo la data esatta di nascita mentre sappiamo con certezza l’anno della morte (1441). Nativo di una regione al confine tra Germania e Olanda che si chiamava Campine, fu al servizio del Duca di Borgogna Filippo il Buono. Il suo servizio comportava mansioni speciali: non solo pittore e inventore di “effetti speciali” per il castello delle meraviglie nella città scomparsa di Hesdin (1), ma anche varlet de chambre, diplomatico e forse agente segreto. La sua fama fu così grande da essere menzionato ed encomiato da tre grandi storici quali Bartolomeo Fazio (Facius), Giorgio Vasari e Karel van Mander. Proprio i riferimenti a van Eyck di Facio, Vasari e van Mander sono stati un rompicapo per secoli. Il fatto era che tra i dipinti descritti, uno in particolare non esisteva più o, forse, non era mai esistito. Un errore di attribuzione, peraltro, non poteva essere escluso se si considera l’errore del Vasari nell’attestare l’incontro tra Antonello da Messina e Jan van Eyck, mai avvenuto (alla morte del fiammingo Antonello era un ragazzino di dieci anni).  Così il Vasari, nel 1550 riferisce del dipinto (2)

Fu una bellissima invenzione et una gran commodità all’arte della pittura il trovare il colorito a olio, di che fu primo inventore in Fiandra Giovanni da Bruggia [Jan van Eyck NdA], il quale mandò la tavola a Napoli al Re Alfonso et al Duca d’Urbino Federico la stufa sua…”.

Il termine “stufa sua” deve essere inteso nel senso di dipinto con figure femminili all’interno di una stanza da bagno. Bartolomeo Fazio, nel 1453, aveva scritto (3) :

Appartengono al cardinale Ottaviano, uomo illustre, dei magnifici dipinti di Giovanni [Eyck NdA]: si tratta di donne di perfetta bellezza che escono dal bagno, con le parti più riposte del corpo ricoperte di un velo sottile di un magnifico rosso, e di una di esse egli ci mostra solo il volto e il petto, rappresentando invece la parte posteriore del corpo in uno specchio dipinto sulla parete opposta, con una evidenza tale che ti sembra di vedere la spalle proprio come vedi il petto. Nella stessa tavola appare nella stanza da bagno una lucerna che sembra ardere davvero e una vecchia che sembra sudare, un cagnetto che lambisce l’acqua…”.

Karel van Mander, nel 1604 (4) , conferma le indicazioni del Vasari e dal Fazio:

Den Hertogh van Urbijn /Friederick de ze halde van Iohannes een baed-stove/ die ser net en vlijtich ghedaen was (Il duca di Urbino possedeva di mano di Jan, una stufa dipinta in modo grazioso e ingegnoso)”.

Quell’opera, così vivamente descritta rimase un enigma fino a quando un’attenta osservazione di un quadro del 1628 portò alla luce un dettaglio sensazionale: “La collezione di Cornelis van der Geest“, opera di Willehlm van Haecht, conteneva infatti la prova dell’esistenza del dipinto perduto.

Willehlm van Haecht, La collezione di Cornelis van der Geest, 1628. Olio su tavola, 100x130. Antwerp, Rubenshuis

La tavola di un metro per un metro e trenta ricorda un evento particolare occorso nel 1615: la visita dell’Arciduca Alberto e dell’Arciduchessa Isabella alla galleria d’arte di Cornelis van der Geest. Il reggente dei Paesi Bassi e la consorte siedono sulla sinistra mentre il già celebre pittore Pieter Paul Rubens mostra “La Vergine con Bambino” di Quentin Metsys. Rubens con la destra indica il dipinto e con la sinistra si tocca il petto a significare quanto apprezzi il quadro. Tra le innumerevoli opere che saturano le pareti della grande sala una, se ingrandita opportunamente, serba una sorpresa: mostra una scena che sembra corrispondere quasi perfettamente ai riferimenti di Fazio, Vasari e van Mander. Curiosa e, certamente significativa, la corrispondenza tra il nudo femminile del dipinto e la Venus Pudica che si trova pochi centimetri più sotto.

 

Dettaglio da “La collezione di Cornelis van der Geest"

Jan van Eyck, Ritratto dei coniugi Arnolfini, 1434. Olio su tavola, 82x60cm. Londra, National Gallery.

La scoperta pose – e pone ancora- nuovi interrogativi. Come spiegare infatti i collegamenti con la più famosa tavola di Jan van Eyck vale a dire “Il ritratto dei coniugi Arnolfini“? Simile è l’ambiente in cui si trovano le figure, la sedia e il letto, gli zoccoli di legno, il cane e perfino lo specchio convesso. Qual era dunque la finalità? Erotica? La figura femminile sarebbe dunque Giovanna Cenami, futura moglie dell’Arnolfini, raffigurata sia vestita sia nuda? Se così fosse dovremmo pensare a opere della stessa dimensione, sovrapponibili e montate insieme, come si suppone fossero la Maja vestida e la Maja desnuda di Goya. Secondo alcuni si tratterebbe di un bagno rituale prematrimoniale. “La collezione di Cornelis van der Geest” si trova ad Antwerp nella casa di Rubens. Del dipinto di Jan van Eyck posseduto dal collezionista Cornelis van der Geest si sono perse le tracce.

 

(1) La cittadella di Hesdin e il suo castello furono demoliti, pietra per pietra, nel 1553, dall’imperatore Carlo V. L’attuale Hesdin fu ricostruita successivamente a circa sei chilometri dalle rovine della cittadella.  
(2) Giorgio Vasari, “Le vite de’ più eccelenti architetti, pittori et scultori italiani”, introduzione, cap.XXI, 1550.
(3)  Bartolomeo Fazio, “De viribus illustribus liber”,1453.
(4) Karel van Mander “Libro della pittura”, 1604.
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