GIOVANE, ITALIANO, TALENTUOSO. SONO LE STIMMATE CHE IN ITALIA PREANNUNCIANO FALLIMENTO E INFELICITA’ (IL NOSTRO NON È UN PAESE PER GIOVANI). EMILIANO PONZI RACCONTA UN’ALTRA STORIA.

Ha appena trent’anni ed è convocato dalle più prestigiose testate del pianeta per realizzare copertine, illustrazioni e posters. Si chiama Emiliano Ponzi, di mestiere fa il graphic designer. Ha talento da vendere e all’estero nessuno gli antepone il lavoro di qualcuno meno dotato, ma più segnalato da qualche potente uomo politico. Fa furore la sua capacità di disegnare, con efficacia magrittiana, acute metafore del mondo contemporaneo. Lavora per il New York Times, Le Monde, Time, The Washington Post, Los Angeles Times, Boston Globe, Newsweek, Businessweek. La sua è una storia in apparenza semplice.

Burnt CEO - Businessweek (CEO sta per Chief Executive Officer uno dei gradi più alti nella catena di comendo di un'impresa

Burnt CEO BusinessWeek (CEO significa Chief Executive Officer)

Finiti gli studi a Ferrara presso un liceo psicopedagogico, viene bocciato ai test d’ammissione all’università. Non si perde d’animo, va a Milano per frequentare i corsi dell’Istituto Europeo di Design. Infine comincia il suo lavoro di grafico free-lance. Nessuno, dotato di un minimo di realismo, scommetterebbe sulla sua idea ostinata di far da solo e sfondare. I fatti dimostreranno che ha ragione. Collabora con numerose case editrici, si fa conoscere all’estero. Non solo ha successo, lo premiano addirittura. Repubblica ha dato ieri notizia del suo ultimo trionfo: ha vinto due How International Design Award per il 2010. Il primo riconoscimento gli è stato conferito per la categoria libri, con il catalogo della mostra tenuta alla Triennale di Milano sull’opera dell’architetto Fabio Novembre; il secondo per la categoria illustrazioni (NY Times/Men’s Health).

Una illustrazione pubblicitaria degli anni '30-Sepo, Palais de la Nouveauté - Valigia (1930)

La grafica di Emiliano Ponzi coniuga la profonda conoscenza della grafica pubblicitaria dagli anni ’30, ’40 fino ai ’60 e la geniale capacità di visualizzare idee con mezzi semplici, ma efficaci. Rifiuta la strumentazione contemporanea e i renderings computerizzati, le superfici rutilanti di effetti speciali e superficiali, l’iperrealismo di maniera di tanta grafica contemporanea. Il suo è, almeno formalmente, quel nobile e prezioso artigianato fatto di aerografo, acrilici, strumenti pittorici tradizionali, non importa lo strumento in effetti utilizzato (magari Corel Painter). Usa sì grandi campiture di colore, ma la superficie colorata appare intaccata, erosa, in parte mancante come asportata da un nastro adesivo. È una superficie sofferta che rapidamente evolve dal mondo bidimensionale a quello tridimensionale senza soluzioni di continuità.

Basta un’ombra o una sfumatura di colore et voilà, il grafico delle temperature si trasforma in un pack polare dove un orso si aggira spaesato. La scia di un motoscafo, apparentemente illogica, si scopre essere il profilo di un volto.

Nel caso delle illustrazioni per il catalogo “Il fiore di Novembre” sono penetranti le metafore del rapporto uomo-donna. In un caso la visione idealizzata della donna è resa dal fascio luminoso del faro di una motocicletta che, con una inversione formale significativa tra luce e ombra, si trasforma da rettilineo a sinuoso.

In un altro la donna si confonde con le pareti domestiche: è dolorosamente poetico il contrasto tra interno delicato, accogliente e decorativo e l’esterno freddo, duro, visibile attraverso una porta aperta attraverso la quale si intravede un’auto (con quella l’uomo sta andando via, là dove il lavoro lo porta). Uno su mille ce la fa. Buon Natale Emiliano Ponzi.

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