L’ARTE SPIEGATA AI DOGANIERI. L’INCIDENTE ALLE DOGANE STATUNITENSI DEL 1926 E IL CASO BRANCUSI.

Constantin Brancusi, foto di Edward Steichen

Nell’ottobre del 1926 un gruppo di casse contenenti sculture dell’artista romeno Constantin Brancusi fu scaricato nel porto di New York. Le opere erano scortate dal fotografo Edward Steichen che intendeva esibirle in una mostra ufficiale alla galleria Brummer già famosa per aver ospitato alcuni “pezzi pregiati” dell’avanguardia artistica europea. Quando aprirono le casse, gli ufficiali delle dogane federali si trovarono fra le mani dischi, uova, forme ondulose come lingue di fuoco, tutte realizzate in vari materiali quali legno, metallo riflettente e marmo levigatissimo. Un oggetto, in particolare, li lasciò interdetti: era di forma allungata, alto circa un metro e trenta centimentri, in bronzo dorato lucidissimo, con un lieve rigonfiamento ellissoidale recante un etichetta stupefacente: “Bird in space”.

Constantin Brancusi, Bird in space, 1927

Nessuno dei doganieri riconobbe in quell’oggetto un qualsivoglia “volatile” cosicché fu rifiutata l’esenzione doganale normalmente concessa alle opere d’arte in transito. Anzi. Sulla base del materiale, della forma curvilinea e dell’impossibilità di catalogare altrimenti ciò che avevano maneggiato con stupore, dichiararono trattarsi di utensile da cucina o eventualmente di fornitura per ospedali. Fu quindi applicata la tariffa d’importazione per casi simili pari a 240 dollari equivalenti agli attuali 1700 euro. I destinatari delle opere reagirono immediatamente esercitando forti pressioni sulle dogane affinché al contenuto delle casse fosse riconosciuto lo status di opere d’arte. Le dogane cedettero riservandosi di approfondire in seguito la questione. La mostra fu un successo. Brancusi aveva intrapreso fin dal 1907 un percorso di essenzializzazione dei volumi che aveva indotto il poeta Ezra Pound a definire l’artista “un puro genio che libera la forma eidetica dalla materia (l’idea pura o forma a priori) “. Brancusi operava con un processo di riduzione della forma ai suoi fattori primi mediante l’esclusione di tutto ciò che era accidentale o accessorio. Attraverso il duro lavoro sulla materia affioravano le direttrici e le geometrie intrinseche degli oggetti naturali. Parallelamente al processo di estrazione della forma dalla materia, Brancusi agiva, sul piano del contenuto, con una sorta di figurazione per sineddoche cioè l’indicazione di una parte per presentare il tutto: esemplari, a questo riguardo, sono le opere come “l’oiseau” o la “musa dormiente” in cui un’ala o un volto si espandono fino a sostituirsi al resto del corpo.

Constantin Brancusi, Musa dormiente, 1910.

Tutto questo, per l’americano medio abituato a valutare l’arte in base alla tradizione, al buon senso e alla verosimiglianza delle forme, appariva del tutto incomprensibile. Infatti non passarono quattro mesi che le dogane tornarono alla carica esigendo dal proprietario del “bird in space”, cioè Steichen, il pagamento del dovuto nel caso avesse venduto l’opera. Steichen portò la controversia di fronte ad una corte federale. Nel frattempo i giornali si erano impossessati del caso e titolavano in modo irridente in prima pagina: “L’arte di Brancusi non è arte dichiarano gli uomini della Dogana Federale!” e “Processo! Steichen contro il governo degli Stati Uniti”. Immaginate la scena. La corte presieduta dai giudici Waite e Young, l’opera troneggiante al centro della sala, sei esperti di fama internazionale chiamati dal ricorrente e quelli incaricati dalla Dogana. Il riferimento dirimente doveva essere una sentenza del 1916 che definiva sculture “le opere incise o scolpite a imitazione di oggetti naturali, principalmente figure umane, purché nel rispetto delle vere proporzioni“. L’opera di Brancusi poteva davvero definirsi un uccello o doveva essere considerato alla stregua di un oggetto avente una forma astratta? Ecco un frammento dell’interrogatorio di Steichen:

Giudice Waite “Come chiama questo oggetto?”

Steichen “Uso lo stesso termine adottato dallo scultore, oiseau, vale a dire un uccello.”

Giudice Waite “Che cosa la induce a chiamarlo così, le sembra un uccello?”

Steichen “Non sembra un uccello, ma ne accetto il titolo in quanto così lo ha voluto definire l’artista.”

Giudice Waite “Poiché l’artista lo ha chiamato così, ciò è bastante dal suo punto di vista per farne un uccello?”

Steichen “Sì vostro onore”

Giudice Waite “Se lo vedesse per strada non le verrebbe mai in mente di chiamarlo uccello, non è così?”

Steichen [silenzio]

Giudice Young “Se lo vedesse in un bosco lei non gli sparerebbe?”

Steichen “No vostro onore!”

La delibera delle dogane alla fine venne annullata con una sentenza qui riportata che, de facto, sdoganava l’arte moderna negli USA:

Da tempo si è sviluppata una corrente artistica cosiddetta moderna, i cui esponenti tentano di rappresentare delle idee astratte invece che imitare gli oggetti naturali […] L’oggetto ha linee armoniose e simmetriche e, a dispetto di una certa difficoltà ad assimilarlo a un uccello, è comunque piacevole da guardare e molto decorativo. Ritenendolo al di là dell’apparenza produzione originale di uno scultore professionista […] accettiamo le proteste e troviamo che l’oggetto ha diritto a entrare liberamente.”

Aggiungo un video girato nell’Atelier Brancusi a Parigi.

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1 commento

  1. Altamente simbolico!
    Brancusi fu “sdoganato” per la prima volta da Pound,l poeta nonché “il miglior fabbro”… Coincidenze? Of course, not.


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