L’ARTISTA PREFERITO DI ALESSIA ? EDWARD HOPPER !

 

Da qualche giorno gli autobus di Roma rendono note, “urbi et orbi”, le preferenze in campo artistico di una certa Alessia. Colpito più da Alessia che da Hopper ho messo da parte per qualche istante l’annuncio della mostra e mi sono chiesto: “Ma chi è questa Alessia?!”. Non essendo intossicato da visione compulsiva di programmi televisivi temo sempre di non possedere i riferimenti essenziali dell’attualità gossipara. Mi sono informato. Alessia, insieme a fra’ Francesco e fra’ Mario, alle gemelle Daria e Kateryna, a Jorge, a Massimo ed Elia, ai fratellini Jisu Yoon, Seon Jin Park e Jihoon, appartiene a un gruppo scelto tra 2000 ignoti passanti che il 18 dicembre scorso s’è fatto riprendere nella Galleria Alberto Sordi su un set  fotografico appositamente allestito. L’iniziativa intrapresa da Arthemisia Group intende promuovere una campagna di comunicazione e pubblicizzazione della mostra Edward Hopper in programma alla Fondazione Roma Museo. Notate che tra le persone prescelte non ve n’è nemmeno una anziana: d’altronde chi prenderebbe sul serio la dichiarazione “Perfino alla signora Adelma piace Hopper!“.

 

L’artista americano, famoso per le scene desolate di vita quotidiana, suscita interesse in un pubblico cha va ben oltre quello degli appassionati d’arte. La misura del fenomeno è riscontrabile nelle centinaia di video caricati su Youtube e nelle migliaia di documenti presenti sul web. Hopper è un fenomeno di massa e la moltitudine che lo apprezza, ne colleziona le immagini, ne loda il realismo, è composta essenzialmente da giovani. Qual è dunque il motivo di un successo che ormai si può definire planetario? Le opere di Hopper, per un certo tipo di pubblico, si presentano come frasi lasciate a metà che attendono di essere completate. Questo aspetto appare particolarmente seducente per quei fruitori che, abituati a intrecciare le proprie suggestioni e attese personali con quelle presunte dell’artista, trovano insopportabile l’osservazione di immagini dotate di una logica intrinseca e al tempo stesso ferrea.

 

Nelle immagini dell’american scene si coglie una offerta di collaborazione analoga a quella che lo scrittore propone al lettore. Non importa cosa sia avvenuto prima alle figure pietrificate che sono in relazione con lo spazio come un lampione in una piazza, quel che conta è ciò che si può costruire a partire da quel punto in poi. È forse un caso che quelle scene si prestino così efficacemente agli stages di scrittura creativa e che lo scrittore Aldo Nove abbia colto l’occasione imperdibile di scrivere un incontro immaginario tra il pittore e lo scrittore minimalista Raymond Carver? Tutto questo nasconde ai più, quel certo non so che, quel quid di morboso che aleggia nelle scene sia in interno, sia nei paesaggi urbani. Solitudine, silenzio, desolazione, incomunicabilità, immobilità sono termini ricorrenti nelle esegesi del mondo hopperiano. Tutto vero. Ma se è vero che l’artista dipinge il silenzio come non notare l’apnea di quel mondo traghettato dalla vita alla non vita? L’uomo e l’artista possedevano un sorta di vampirismo dello sguardo capace di aspirare il male di vivere ed esporlo nudo e impalpabile, sorta di spirito incombente su figure ormai prive della loro stessa essenza (il molto di male e il poco di bene che prima albergava in quei corpi). Se n’era accorto Alfred Hitchcock (Psycho) che mai si lasciò sfuggire un’occasione per agitare il perturbante sia che provenisse dalla letteratura sia dall’arte.

L’arte di Hopper declina, con una durezza tutta americana, il linguaggio disinibito e l’acutezza dello sguardo di Edgar Degas. Chi apprezza Hopper scopra o riscopra “L’assenzio”, “La famiglia Bellelli”, “L’interno o Lo stupro”. Persone vicine ma distanti, che non si guardano, prigioniere della propria infelicità o del male che si sono inflitte o che hanno procurato.

Un quadro è qualcosa che richiede tanta scaltrezza, malizia e inganno come l’esecuzione di un crimine” scrisse Degas.

La mostra si terrà dal 16 febbraio al 13 giugno 2010.

Aggiungo una clip da youtube, un cortometraggio con la voce narrante dell’attore Steve Martin.

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1 commento

  1. Caro Masko,
    grazie per la fonte d’informazione primaria che metti a nostra disposizione!
    Frank


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