CIÒ CHE SAADAT HASAN MANTO SAPEVA. Pubblicato dalla casa editrice fuorilinea “Il prezzo della libertà e altri racconti”.

La notte tra il 14 e il 15 agosto 1947  il colonialismo inglese dichiarava bancarotta abbandonando al proprio destino l’intero subcontinente indiano. Questo avvenimento, conosciuto col nome di Partizione, portò alla suddivisione del possedimento britannico in due nazioni su base confessionale: l’India e il Pakistan. La parte musulmana fu ritagliata secondo discutibili criteri dal chairman Radcliff (linea Radcliff) e suddivisa in due entità geografiche separate dalla trascurabile distanza di circa 1700 chilometri (Pakistan occidentale e Pakistan orientale oggi Bangladesh). Sembrava che la Storia fosse in procinto di restituire agli oppressi le redini del proprio futuro. Un evento potenzialmente fausto si tramutò invece in uno dei più orrendi incubi del xx secolo.

Copertina della rivista TIME dell’ottobre 1947 che mostra l’India come una divinità in preda ad un furore suicida

Dodici milioni e cinquecentomila persone si trovarono non solo senza casa né averi di sorta, ma addirittura a rischio d’annientamento. 7.226.000 musulmani scoprirono improvvisamente di essere dalla parte sbagliata del confine perciò si mossero in direzione del Pakistan; 7.249.000 indù e sikh, non potendo contare sulla fraterna accoglienza dei vicini musulmani, fuggirono a sud verso la neonata nazione indiana. I due flussi migratori furono accompagnati da stragi e violenze di ogni tipo il cui esito finale, in termini di perdita di vite umane, è oggi valutato intorno al milione di morti. Fu una delle apocalissi del secondo dopoguerra con strascichi che si estendono fino ai nostri giorni.

Saadat Hasan Manto

Tra quei milioni di individui che non poterono contare su nulla se non se stessi e il proprio credo, s’aggirava un fantasma: Saadat Hasan Manto. Nato indiano, morì pakistano senza aver mai accettato il ripudio della madre India e l’abbraccio del “Paese dei puri” (Pakistan). Reagì con l’unica vera arma che possedeva: la scrittura. Manto fu scrittore e sceneggiatore per una già fiorente Bollywood, ma ciò che scriveva, a parte gli script per il cinema, non piacque a nessuno. Fu accusato di oscenità per non aver calato un pietoso velo su quell’olocausto condiviso che aveva visto, vissuto e patito. Era impossibile distinguere le vittime dai carnefici, visto e considerato il continuo scambio di ruoli. La scrittura fu un estremo tentativo di rivolta verso un mondo che non accettava e dal quale non era accettato. Per Manto il problema non era solo se riconoscersi pakistano o rivendicare il proprio essere culturalmente indiano. Aveva compreso che ciascuna delle parti in lotta aveva rinnegato, in preda all’isteria settaria e religiosa, ogni parvenza di umanità, fratellanza, pietà e misericordia. Erano uomini che facevano scempio di altri uomini. Gli si spezzò il cuore e infine gli si spappolò il fegato per una cirrosi epatica provocata da abuso di alcool. Morte indecente, ma coerente, per un musulmano come Manto. Dove svanisce l’Uomo, si eclissa Dio. La scrittura di Manto è diretta, sincera e senza gli astuti “ornamenti” dello scrittore che insegue il successo. I suoi racconti brevi sono potenti come storie ben scritte per il cinema. Manto non si nasconde dietro il narratore onnisciente o l’io narrante anche se questi sono talvolta i mezzi impiegati. È presente tra i soldati delle pattuglie indiane e pakistane arroccate da qualche parte in Kashmir che si contendono il possesso e le feste di un cane (“Il cane di Titwal”); si aggira per le scale dell’edificio in parte abbandonato e percorso dalle scorrerie sanguinarie dei saccheggiatori in attesa che un’ebrea, magari volgare e moralmente ambigua, mostri, come in un’epifania, il significato della parola solidarietà (“Mozail”); s’aggira ghignante tra i matti del manicomio di Lahore che devono essere separati in base al credo – i musulmani di qua, gli indù di là, salite sui camion e tornatevene a casa vostra- i quali sono gli unici a porsi le domande giuste e si sforzano di capire ciò che è impossibile capire (“Toba Tek Singh”):

Ma nessuno aveva idea di dove si trovasse questo Pakistan o di quali fossero i suoi confini. Ecco perché gli internati non completamente pazzi erano così perplessi: non c’era verso di capire per loro dove stavano, se in India o in Pakistan. Se stavano in India dove diavolo stava il Pakistan? E se stavano in Pakistan, allora come mai solo fino a ieri avevano vissuto in un paese chiamato India?[…] Quelli che avevano tentato di risolvere il mistero si erano trovati ancora più confusi: dopo tutto la città di Sialkot -che prima stava in India- adesso stava in Pakistan. D’ora in avanti chi avrebbe potuto asserire con certezza che anche Lahore non avrebbe seguito la stessa sorte, e che da città pakistana qual era oggi non sarebbe diventata città indiana domani? Ma anche, come si poteva essere certi che tutta l’India non sarebbe entrata a far parte del Pakistan? E chi avrebbe potuto mettersi la mano sul cuore e affermare che non esisteva il pericolo della scomparsa di entrambi i paesi dalla faccia della terra?”.

In un universo capovolto dove ogni ordine morale è sovvertito e dove perfino il più antico e inviolabile dei debiti, quello di riconoscenza, si trasforma in pura formalità (“L’incarico”), le uniche figure dotate di una prorompente carica umana e spontanea attitudine alla solidarietà sono quelle che la società “civile” considera abiette: un premuroso boss di quartiere di nome Mammad Bai (“Una questione d’onore”) e una maitresse vivace, affettuosa e dotata di un suo personale codice morale (“Mamma”). Ma per quanto simpatici e apparentemente “robusti”, anche questi personaggi sono in fondo dei perdenti.

Casa editrice fuori linea ISBN 978-88-96551-00-4 costo Euro 16,00

Consiglio a tutti la lettura di questo libro di racconti e aggiungo il link della coraggiosa casa editrice

Per consultare l’articolo sulla succesiva pubblicazione della medesima casa editrice:

https://artmasko.wordpress.com/2011/06/12/un-eroe-irlandese-contro-gli-orrori-del-colonialismo-il-fantasma-di-sir-roger-casement-bussa-due-volte-pubblicato-dalla-casa-editrice-fuorilinea-%e2%80%9cil-rapporto-sul-congo%e2%80%9d-e-da-einaudi/

Aggiungo una clip da Youtube intitolata “”News Package – Saadat Hassan Manto- DawnNews Pakistan”


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1 commento

  1. Caro Mascot,

    La tua sensibilità e facilità di scrittura, rende la lettura dei tuoi articoli un piacere. Perché hai la capacità di dire “cose”!
    Grazie veramente.
    Manto è realmente un grande scrittore. Merita veramente di essere conosciuto. La vita, come hai giustamente sottolineato, gli ha spezzato il cuore. “Dove svanisce l’Uomo si eclissa Dio”.
    Grazie.

    Franco


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