I DESTINI PARALLELI DI THEO VAN DOESBURG E FERNANDO PESSOA: DUE SINGOLARI MOLTITUDINI.

 

Non risulta che si siano mai incontrati, né che fossero in contatto. 

Eppure l’artista olandese fondatore di De Stijl e il multiforme poeta portoghese avevano molto in comune. Vissero quasi negli stessi anni, lo stesso numero d’anni: quarantasette anni e cinque mesi Pessoa (1888-1935), quarantasette anni e sei mesi Van Doesburg (1883-1931). Subirono, l’uno e l’altro, il fascino della poesia futurista.  

Van Doesburg, che aveva scritto poesie influenzate da Marinetti, era attratto dalla tecnica moderna e dalle opere di ingegneria; Pessoa per bocca del poeta-ingegnere Álvaro de Campos, parafrasando Marinetti, pronunciò un’Ode trionfale in lode della macchina: 

Ah poter esprimermi tutto come si esprime un motore!
Essere completo come una macchina!
Poter andare nella vita trionfante come un’automobile ultimo-modello!
 
Entrambi si moltiplicarono come in un gioco di specchi dando vita a numerose identità, non solo poetiche, ma anche biografiche. Eteronimi, questo è il termine appropriato per tutti quegli “altri da sé” dotati di un percorso di formazione, un progetto, una specifica visione del mondo.
Sentire tutto in tutte le maniere,
vivere tutto da tutte le parti
essere la stessa cosa in tutti i modi possibili allo stesso tempo,
realizzare in sé tutta l’umanità di tutti i momenti
in un solo momento diffuso, profuso, completo e distante. […]
Mi sono moltiplicato per sentirmi,
per sentirmi ho dovuto sentir tutto, 
sono straripato, non ho fatto altro che traboccarmi, 
mi sono spogliato, mi sono dato, 
e in ogni angolo della mia anima c’è un altare a un dio differente. 

Così scriveva Álvaro de Campos, alias Pessoa, nell’ode sensazionista “Il passaggio delle ore”. Pessoa rivelò in una lettera del 1935 che la nascita del suo maestro Alberto Caeiro risaliva all’otto marzo 1914. Alberto Caeiro fu il primo di una lunga serie di eteronimi comprendente ben 24 figure o altre pessoa: si badi bene pessoa con la “p” minuscola visto che, incredibile a dirsi, in portoghese tale termine può significare sia persona sia personaggio teatrale. 

La moglie di van Doesburg, Nelly, vestita come l'eteronimo I.K. Bonset. 1927

 Artista a tutto campo, nonché, con i nomi di I. K. Bonset e Aldo Camini, poeta, scrittore e filosofo, Van Doesburg catalizzò ed espresse il rifiuto di un’intera generazione verso l’individualismo in tutte le sue possibili declinazioni. Il periodo prebellico in Olanda (1899-1913), era stato caratterizzato dall’opera di individui particolarmente dotati soprattutto in campo politico, ma anche nelle scienze sociali e nelle arti. Ciò aveva indotto molti a cullare l’ingenua illusione che quelle personalità avrebbero risolto, in tempo e razionalmente, i minacciosi contrasti che via via si stavano addensando sul continente europeo. Le due conferenze per la pace tenute all’Aja nel 1899 e nel 1907 erano state largamente sopravvalutate dall’opinione pubblica. Le conseguenze apocalittiche del primo conflitto mondiale e il fallimento del mondo prebellico con tutte le sue attese furono imputate proprio a quegli individui eccezionali. Anche l’arte fu travolta da quel fallimento. All’”espressione personale del più personale sentimento” fu opposto un mezzo espressivo astratto, geometricamente determinato dalla precisione dei rapporti matematici, privo di qualsiasi sentimentalismo. Il primo manifesto di De Stijl pubblicato nel novembre 1918 spiega:” Vi sono una vecchia e una nuova coscienza dell’epoca. L’antica si lega all’individuale. La nuova si lega all’universale. La lotta tra l’individuale e l’universale si rivela tanto nella guerra mondiale che nell’arte contemporanea“. Era necessaria l’espunzione di qualsiasi fattore personale o accidentale, una sorta di catarsi figurativa che rendesse visibili, attraverso l’apporto plastico dei colori e il ritmico contrapporsi di linee verticali e orizzontali (in seguito anche diagonali) l’armonia presente in tutti i principi del cosmo. La meta era la distruzione della linea curva e il superamento del mondo chiaroscurato (espressione di tutto ciò che è impreciso e sentimentale) con un mondo totalmente bianco in cui colori dialogavano fra loro in modo musicale. 

 

Nasceva, di fatto, un’interpretazione tutta olandese dell’arte astratta. A quel conflitto individuato dal teorico Wilhelm Worringer che è alla base dei due principali approcci alla figurazione delle civiltà di ogni tempo – o quello astratto o quello empatico- il De Stijl dava una risposta intermedia: l’astrazione come empatia. Non si trattava di rinnegare la natura in sé, ma di rivelarne l’essenza ultima ed eterna “Spogliate la natura delle sue forme ed avrete lo spirito” disse Van Doesburg nel 1912. 

 

L’opera di Van Doesburg, il cui nome è poco noto ai non addetti perché soverchiato dalla fama del sodale Mondrian, sarà celebrata dalla Tate Modern di Londra con un percorso comprendente 350 lavori: fino al 16 maggio 2010 i suoi dipinti saranno esposti insieme con quelli dei grandi del suo tempo quali il già citato Mondrian e Constantin Brancusi (1) che, sebbene non aderì ufficialmente al movimento De Stijl, fu incluso tra i collaboratori.

(1) Si veda l’articolo su Brancusi “L’arte spiegata ai doganieri.”

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