LA MIRABOLANTE AVVENTURA DI COSTANTINO BRUMIDI: DA AFFRESCHISTA ROMANO ALL’APOTEOSI AMERICANA.

Costantino Brumidi, decorazioni della Galleria Piccola, appartamento est. Villa Torlonia, Roma.1845

Un giorno, quando i restauri del piccolo teatro di Villa Torlonia a Roma si saranno finalmente e credibilmente conclusi, qualche visitatore dotato di curiosità e di un certo spirito di osservazione potrebbe imbattersi in un ciclo di affreschi il cui autore, Brumidi, gli è totalmente sconosciuto. A parte gli specialisti, pochi hanno avuto la ventura di incontrarne il nome. Chi era costui? Una prima risposta potrebbe essere: colui che progettò ed eseguì l’apparato decorativo degli appartamenti annessi al teatro. È certo che la volta e le lunette del salone nell’appartamento ovest e le decorazioni della Galleria Piccola nell’appartamento est, sono tutte opera dell’artista nato a Roma, ma di padre greco.

Costantino Brumidi, Storie della guerra di Troia, appartamento ovest teatro di Villa Torlonia, Roma. 1845.

Nato nel 1805, Brumidi era stato allievo di quel Tommaso Minardi che, insieme al letterato Antonio Bianchini e al pittore nazareno Overbeck , aveva pubblicato nel 1843 “Del Purismo nelle arti” considerato il libro manifesto del Purismo. In analogia con la corrente letteraria patrocinata da Padre Cesari, i Puristi sostenevano il ritorno all’arte dei “primitivi” vale a dire di quei pittori, da Cimabue a Perugino, che avevano preceduto Raffaello. Gli affreschi di Villa Torlonia furono eseguiti a partire forse dal 1843 e terminati con certezza nel 1845. Brumidi aveva dunque già quarant’anni alla conclusione dei lavori. In arte i riconoscimenti della critica e del pubblico devono essere conquistati entro i primi trent’anni: quante speranze aveva di sollevarsi con successo dalla folta schiera dei pittori di sicuro mestiere ma non ancora consacrati da fama imperitura? Scarse in verità. A Roma si usa dire spesso “Quando si chiude una porta, ecco che s’apre un portone”. Quest’espressione di saggezza popolare (nonché di moderata fiducia nei favorevoli rovesci della fortuna) si attaglia perfettamente alla parabola artistica del Brumidi. Fervente patriota partecipò alle gloriose giornate della Repubblica Romana, fu arrestato e condannato a 18 anni di prigione. Liberato dopo pochi mesi con la promessa di non farsi mai più vedere, Brumidi raggiunse gli Stati Uniti nel 1852 proprio mentre a Washington erano in corso i lavori di ristrutturazione della cupola del Campidoglio. Questa, pensata originariamente sul modello del Pantheon, veniva in quegli anni adattata alle forme e all’aspetto della cupola di San Pietro. Si presentò a coloro che dirigevano il cantiere vale a dire l’ingegner Montgomery C. Meigs e l ’architetto Thomas U. Walter e ottenne di dar prova della sua abilità di affreschista: realizzò in poco tempo “Cincinnato richiamato dall’aratro”  il primo -è incredibile a dirsi, ma è così- affresco della storia degli Stati Uniti d’America e nel contempo l’inizio della sua mirabolante fortuna artistica a stento scalfita dalle invidie dei pittori americani e dalle feroci critiche del cosiddetto “partito americano” di cui oggi nessuno più serba nemmeno il ricordo.

Costantino Brumidi, Apoteosi di George Washington.

A partire dal 1865 Brumidi realizzò nella cupola della rotonda del Campidoglio la sua opera più famosa, l’ «Apoteosi di George Washington». Si tratta di un’allegoria repubblicana, una sorta di innalzamento del primo presidente degli Stati Uniti in un empireo laico affiancato da 13 angeli (uno per ogni stato fondatore). Oggi Brumidi viene definito dagli apologeti “il Michelangelo del Capitol”, è onorato dalla comunità italo-americana come esempio del genio italico oltre oceano ed è stato solennemente encomiato con una risoluzione del Congresso degli Stati Uniti in occasione del bicentenario della sua nascita.

Dettaglio dall?Apoteosi di George Washington

“Scena Marina”: Nettuno su una conchiglia trainata da cavalli marini. Venere sovrintende il lavoro di posa sul fondo marino del cavo telegrafico transoceanico.

 POSTILLA

A quanto pare nell’ultima fatica di Dan Brown “Il simbolo perduto” -sarebbe troppo chiedergli di riflettere per qualche tempo prima di scrivere un altro libro?- la rotonda del Capitol e i suoi affreschi giocano un ruolo fondamentale. È l’ennesimo colpo di fortuna di Costantino Brumidi che, vedrete, diventerà famoso quanto Leonardo da Vinci.

POSTILLA N.2

Un sito americano ha pubblicato, traducendolo in inglese, l’incipit di questo articolo. L’autore cita, ovviamente, la fonte cioè questo blog. Lo considero un apprezzamento del lavoro svolto. Thanks folks!

Per leggere il sito americano http://uschs.wordpress.com/category/capitol-art/

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2 commenti

  1. Caro Mariscot,

    è sempre un gran piacere leggere le tue “soperte”. Brumidi mi fa ricordare un altro grande e misconosciuto italiano: “Antonio Panizzi la cui fama è legata soprattutto all’attività svolta in qualità di direttore della biblioteca del British Museum. La British Museum Library era la biblioteca nazionale del Regno Unito. Durante la gestione di Panizzi divenne la più grande biblioteca nel mondo. Venne costruita la famosa Reading Room, la sala di lettura a base circolare, raddoppiò il numero di volumi posseduti dalla biblioteca, da 235 mila a 540 mila, fece istituire il sistema di proprietà letteraria riservata (Copyright Act) per cui, per legge, gli editori britannici debbono consegnare alla biblioteca una copia di ogni libro stampato in Inghilterra, intraprese la creazione di un nuovo catalogo, basato sulle novantuno regole di Catalogazione (Ninety-One Cataloguing Rules) da lui formulate nel 1841 e che sono alla base dell’ISBD del XXI secolo…”
    Profeti in patria: fatevi avanti!

  2. La storia di Costantino Brumidi mi ha affascinato, tanto che ho deciso di fare un basso rilievo della sua STORIA D’AMERICA dipinta da lui per Capitol hill dome
    Bellissimo
    .grazie.


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