FUOCHI D’ARTIFICIO IN TRIBUNALE: IL PITTORE WHISTLER CONTRO LO STORICO E CRITICO D’ARTE RUSKIN.

James Abbot McNeill Whistler, Notturno in nero e oro, fuoco d'artificio, 1875. Detroit Institute of arts.

Per quel che se ne sa, Sir Coutts Lindsay e sua moglie Blanche avevano fondato la Grosvenor Gallery, il calendimaggio del 1877, solo per soddisfare un impulso di generosità mecenatesca. Non potevano certo immaginare che uno spazio a disposizione di giovani artisti, o meno giovani ma che erano nelle condizioni di essere rifiutati dalla Royal Academy, si sarebbe di lì a poco trasformato in un’arena. L’inaugurazione era stata un successo di eleganza mondana illuminato dalla presenza delle altezze serenissime il Principe e la Principessa di Galles. Le opere esposte riflettevano il gusto prevalente dell’epoca vale a dire tipicamente decorativo, con soggetti allegorici raffiguranti giovani in costumi di foggia classica e con titoli evocanti dee e ninfe. Naturalmente in un contesto simile v’era sufficiente spazio per ospitare i lavori della confraternita preraffaellita. Sappiamo infatti che alcune tele di Edward Burne-Jones e Walter Crane erano raggruppate in una sala.

W.M. Chase, Ritratto di J. M. Whistler, 1885. Metropolitan Museum of Art New York

  I curatori dell’esposizione J. Comyns Carr e Charles Hallé avevano, malauguratamente, offerto visibilità a un pittore eccentrico e controverso, James McNeill Whistler, che, sebbene americano di nascita, era vissuto a lungo in Europa e trascorso diversi anni a Parigi accanto a pittori del calibro di Monet. Whistler esponeva alcuni notturni londinesi realizzati con una tecnica impressionista, analoga a quella adottata proprio dal Monet, che tuttavia risultava scandalosamente rozza agli occhi di chi era aduso a ben altri standards di definizione formale. Nemmeno nei titoli delle opere (“Notturno in nero e oro”) Whistler si era discostato dal pittore francese che aveva adottato spesso titoli analoghi per le sue serie di dipinti. Un’ulteriore circostanza sfortunata si aggiunse alla prima: tra i visitatori della mostra era presente il celeberrimo critico e storico dell’arte John Ruskin patrono e amico del pittore Burne-Jones.

Il 2 luglio del 1877, erano trascorsi solo 62 giorni dall’inaugurazione, Ruskin scrisse in una lettera indirizzata ai lavoratori inglesi (1) il seguente giudizio sul dipinto di Whistler: “Le bizzarrie [di tale arte] sono sempre in qualche modo forzate; e le sue imperfezioni introdotte in modo gratuito, se non impudente. Per il bene di Mr Whistler e nondimeno per il rispetto dovuto all’acquirente, Sir Coutts Lindsay non avrebbe dovuto ammettere nella sua galleria lavori per i quali la presunzione incolta dell’artista sfiora l’impostura premeditata. Mi è capitato, prima d’ora, di vedere e di udire un bel po’ d’impudenza cockney, ma non mi sarei mai immaginato di dover ascoltare un damerino richiedere 200 ghinee per il lancio di una pentola di colori sulla faccia dei visitatori.”

Il 28 luglio 1878 Whistler, infuriato per il danno alla reputazione apportato dalla diffusione del libello, trascinò in tribunale il critico d’arte, nonché professore ad Oxford, con una richiesta di risarcimento di 1000 sterline più le spese processuali. La reazione di Whistler, per quanto legittima, lasciava trapelare la volontà di ridimensionare il peso crescente dei critici d’arte sulla carriera degli artisti. L’animosità di Ruskin può essere spiegata in molti modi. All’epoca dei fatti la sua stabilità psichica era messa a dura prova. Infatti il processo che doveva tenersi entro il febbraio del 1878 fu rinviato, per motivi di salute del querelato, al novembre dello stesso anno. L’ispirazione socialista di Ruskin imponeva uno speciale statuto alle arti: quello di essere bellezza al servizio di tutti ovvero di saper educare tutti al culto della bellezza. In una conferenza del 1870, rivolto ad un uditorio di laureandi aveva detto: “L’intero scopo della mia professione sarebbe compiuto – e anche di più- se soltanto la nazione inglese si capacitasse che la bellezza, la quale deve essere in vero una gioia per sempre, debba essere una gioia per tutti.” Quella gioia sarebbe stata possibile solo in una società in grado di educare tutti i cittadini senza distinzione di censo e quindi solo in una società che avesse consentito a tutti un tempo libero nel quale godere della vista di oggetti di qualità, sia artistici sia artigianali.

Claude Monet, Serie della cattedrale di Rouen

La tecnica impressionista, che affidava la restituzione di una sensazione visiva al solo colore disarticolato in macchie, tratti e virgolettature, poteva, se portata alle sue estreme conseguenze, sfiorare l’astrazione come nel caso del dipinto incriminato e apparire agli occhi di un Ruskin come opera mal iniziata e mai completata. Infine Il soggettivismo e il relativismo di Whistler e di tutta la compagine di esteti per la quale l’arte non aveva altra finalità che sé stessa non poteva, per ovvi motivi, che risultare indigesto.

Il 25 novembre del 1878 iniziò una causa legale nella quale non furono risparmiati colpi bassi. L’avvocato Sir John Holker, primo consigliere della Corona e difensore di Ruskin, per sottolineare i limiti artistici di Whistler esordì affermando: “Nell’attuale capriccio per l’arte, è divenuta una sorta di moda per alcuni ammirare l’incomprensibile, stare a guardare con diletto e considerazione le vane ricercatezze di un artista come Mr Whistler, i suoi notturni, le sue sinfonie, i suoi accordi e armonie; ma il fatto è che tali lavori non meritano il nome di grandi opere d’arte.”

Fu quindi chiamato in veste di testimone qualificato lo stesso Burne-Jones che asserì “il dipinto non è che una delle migliaia di tentativi falliti di raffigurare la notte […] pertanto non vale 200 ghinee.”

Chiamato alla sbarra Whistler si sentì chiedere dal Procuratore Generale:

Ora, Mr Whistler, può dirmi quanto ci ha messo ha buttar giù quel notturno?

Prego?” (ilarità del pubblico)

Oh temo di aver usato un’espressione che si attaglia di più al mio lavoro. Avrei dovuto dire: quanto tempo impiegò a dipingere quel quadro?

Oh no! La prego: sono lusingato dal fatto che Ella applichi a un mio lavoro la terminologia in uso nel suo. Mi si consenta di dire quanto ci ho messo -a buttar giù, penso che si tratti di questo- a buttar giù quel notturno. Bene, per quanto ricordi circa un giorno.

Soltanto?

Be’, non vorrei essere perentorio. È possibile che vi abbia dato qualche altra pennellata il giorno dopo, sempre che il dipinto non fosse già asciutto. È meglio dire che vi ho lavorato due giorni.

Oh due giorni! È quindi per due giorni di lavoro che chiede 200 ghinee!”

No, le chiedo per tutto il sapere accumulato in una vita!” (applauso)

Il nichelino (farthing) ottenuto come risarcimento da Whistler

Il nichelino (farthing) ottenuto come risarcimento

L’eleganza delle schermaglie verbali e l’apparente leggerezza della dibattito legale non deve indurre in inganno. Erano in gioco, oltre a una definizione di lavoro d’arte legittimamente commerciabile, la reputazione e il disastro economico seguente all’eventuale condanna. La giuria optò per una sentenza salomonica che, di fatto, risultò disastrosa per entrambi i contendenti. Infatti condannò Ruskin al risarcimento di un farthing (un nichelino equivalente a ¼ di penny) senza tuttavia gravarlo delle spese processuali che dovettero essere pertanto sostenute sia dal critico sia dal pittore.

Ruskin si ritirò dalla vita pubblica e rassegnò le dimissioni dall’incarico di professore. Whistler fece bancarotta coperto dai debiti accumulatisi prima del processo e a causa del processo. Diede disposizioni legali perché alla sua morte il notturno non fosse mai più esposto in Gran Bretagna. Sir Cotts Lindsay e sua moglie divorziarono nel 1888: la galleria fu da allora diretta esclusivamente da Lady Blanche. Nemmeno gli artisti preraffaelliti e i dandies come Swinburne e Wilde furono risparmiati: le aspirazioni di quei brillanti artisti, eccentrici e anticonformisti, furono satirizzate in un’opera comica di gran successo scritta dagli autori Gilbert e Sullivan: “Patience” che dimostrò quanto gli interessi del pubblico fossero lontani dalle controversie tra intellettuali.

Il Manifesto dell'opera comica "Patience" nel 1881.

 (1) La lettera in questione recava il titolo Fors Clavigera” scelto da Ruskin per una lunga serie di lettere indirizzate ai lavoratori britannici. L’espressione designava i tre poteri che governano i  destini umani: la forza rappresentata dalla clava di Ercole, la Fortezza simbolizzata dalla chiave di Ulisse e la Fortuna di cui era emblema il chiodo di Licurgo.

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1 commento

  1. Messaggio per Silvia.
    Grazie per la gentile proposta. Pur giudicandola interessante devo dirti che preferisco restare una “voce solitaria”.
    Complimenti per il vostro lavoro.


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