I TRE COLPI CHE POSERO FINE ALLA MODERNITÀ

 

Valerie sapeva che Dio si era rivelato a New York in un piccolo edificio rosa sulla Lexington Avenue. Dio, che tutti chiamavano affettuosamente Andy, era in grado di trasformare in oro qualsiasi cosa gli passasse per le mani. Pubblicità commerciali, prodotti di largo consumo, frammenti sbiaditi di giornale erano il primo antidoto a una società di massa ottenuto dai detriti di quella stessa società. Le infinite copie di un originale in apparenza mai esistito, estratte e rigenerate da Andy, erano la Risposta. Andy era il solo che avrebbe compreso la potenza rivoluzionaria del suo lavoro, un lavoro duro, frutto di sofferenze strazianti, sostenuto da una convinzione incrollabile: il Male era nell’oppressione dell’uomo sulla donna. Solo chi aveva fatto deragliare il dominio opprimente delle immagini, di quei segni invadenti dai quali non ti puoi nascondere, che ti inseguono perfino al cesso, mentre mangi, aveva  il potere di accendere una luce sulla sua Verità. Valerie riuscì a farsi ammettere nel suo nuovo Olimpo affollato di creativi assatanati e impasticcati. Sex, drug and Rock&roll nonché Arte, if you don’t mind.

Dio, non la fece cacciare come era sempre avvenuto, ma l’ascoltò, incuriosito. Lasciate che Valerie venga a me. Valerie consegnò il suo script teatrale intitolato “Up your ass!” ricevendo in cambio una promessa di attenzione e considerazione. Mica come le accadeva per strada quando tentava di distribuire, ignorata, le copie di un suo manifesto rivoluzionario intitolato SCUM.

SCUM era anche il nome della società che aveva fondato e della quale era l’unica adepta, il comitato di presidenza e quello esecutivo, l’economo e l’addetto ai rapporti con l’esterno. Nessuno ha mai saputo cosa diamine significasse quel nome, ma, ammesso che si trattasse di un acronimo, deve essere stato qualcosa molto vicino a “Society for Cutting Up Men” vale a dire Società per la Castrazione degli Uomini. Sì perché questo proponeva Valerie per liberare la società dall’oppressione millenaria del sesso maschile: «In questa società la vita, nel migliore dei casi, è una noia sconfinata e nulla riguarda le donne: dunque, alle donne responsabili, civilmente impegnate e in cerca di emozioni sconvolgenti, non resta che rovesciare il governo, eliminare il sistema monetario, istituire l’automazione globale e distruggere il sesso maschile. ».

Non molto tempo dopo Valerie dovette ammettere di essersi sbagliata. Andy non solo non era dio, era addirittura meschino. S’era perso il suo lavoro, o almeno così aveva detto, e no, non poteva farci nulla. Non l’aveva letto e non aveva alcuna intenzione di risarcirla.

Poteva concludersi con una litigata l’incontro impossibile tra Andy Warhol e Valerie Solanas.

Invece no. Il 3 giugno del 1968 Valerie Solanas si recò al 33 di Union Square armata di tutto punto e decisa ad officiare il rito vendicativo che di solito si riserva agli impostori, ai falsi profeti o ai traditori. Attese per un po’ nell’atrio quindi, quando finalmente apparve l’artista, fece fuoco cinque volte. Tre pallottole colpirono quasi a morte Andy Warhol, una pallottola ferì il critico d’arte Mario Amaya, un’altra, diretta sul manager di Warhol Fred Hughes, non andò a segno.

Prima pagina del New York Post con la notizia dell'attentato.

Come in uno dei migliori racconti di Thomas Pynchon, il grande Caos pullulante di complotti orditi da entità ineffabili sfugge ad ogni previsione e controllo: tutti coloro che pensano di comprenderne il senso ultimo, di possederne la chiave, sono destinati a trasformarsi alternativamente in vittime o in carnefici su un palcoscenico in cui non ci sono attori, ma solo marionette. Nel romanzo “L’incanto del lotto 49″, ad esempio, il Trystero (un servizio postale parallelo occulto cui gli americani comunicano genuinamente i loro pensieri mentre a quello ufficiale consegnano le loro bugie) si nasconde dietro la sigla WASTE “We Await Silent Trystero’s Empire”: WASTE (rifiuti), come SCUM che significa, se non inteso come acronimo, “feccia“, sono la cifra più evidente della complessità di un mondo che è ormai sulla strada della postmodernità. La ripetizione seriale delle immagini pubblicitarie ha trasformato la fruizione iconica da strumento al servizio del consumo di massa a oggetto di consumo né più né meno dei brands pubblicizzati. La modernità annunciata da Baudelaire ne “Il pittore della vita moderna” non è più il destino dell’arte: dare il giusto risalto alla vita delle grandi metropoli proiettate verso il futuro non è più necessario, la modernità non solo è raggiunta, si è trasformata addirittura in incubo. Restituire un destino all’arte quando questa sembra non avere più possibili sbocchi fu la risposta razionale di Warhol: se la società di massa aveva trasformato le immagini in entità deteriorabili perché desacralizzate, l’arte poteva appropriarsi di quei rifiuti, conferendo loro quella nobiltà da lungo tempo sottratta e affidarsi al mestiere del pittore: ecco l’isolamento dei dettagli, l’uso perturbante dei multipli, l’impiego di tecniche di produzione manuali quali la serigrafia, la ridefinizione delle campiture.  (1)

Andy Warhol, Marilyn, 1967.

Questo implicava anche la restituzione all’artista di un ruolo centrale nella società di massa e di accettarne le insidie. Warhol non poté o non volle sottrarsi a quei processi di mitizzazione e spersonalizzazione così frequenti oggi come a quel tempo (era famoso, glamorous, adorato come una star, inseguito dai media come un guru). Il processo di ri-significazione delle immagini ebbe come contropartita la sacralizzazione del loro artefice, punto di riferimento eccessivamente visibile in una società nella quale era spesso impossibile trovare un parafulmine sul quale scaricare la propria frustrazione.

A questo proposito è senz’altro significativo il fatto che Pynchon, ad esempio, non abbia mai in tanti anni concesso interviste né lasciato circolare sue fotografie.

Warhol sopravvisse a stento all’attentato, anzi, le cronache riportano che per un periodo di circa 90 secondi fu clinicamente morto. Quando si riprese ridusse le sue apparizioni pubbliche terrorizzato dal possibile ripetersi di simili attentati. Si rese conto, credo, che solo un miracolo aveva impedito alla Solanas di trasformarlo in una di quelle immagini riprese dalle riviste e dai quotidiani, quegli innumerevoli volti di cui si era smarrita da un pezzo l’anima.

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(1) Sul medesimo argomento si legga anche  l’articolo “Quel lampo che fluttua nelle immagini perturbanti. Censura e autocensura nell’arte.”  cliccando sul seguente link https://artmasko.wordpress.com/2009/11/28/quel-lampo-che-fluttua-nelle-immagini-scioccanti-censura-e-autocensura-nellarte/

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1 commento

  1. ce n’è per scrivere un libro qui.


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