LUCCIOLE PER LANTERNE. COME LA SCOMPARSA DI UN PICCOLISSIMO OGGETTO PUÒ INTERFERIRE NELL’INTERPRETAZIONE DI UN DIPINTO.

Gerard Ter Borch, L’ammonimento paterno, 1654 ca. Berlino, Staatliche Museen.

Gerard Ter Borch dipinse “L’ammonimento paterno”, probabilmente nel 1654, all’età di 37 anni. Realizzò almeno due versioni dello stesso soggetto, entrambe a olio su tela e di modeste dimensioni, destinate a ricchi borghesi di Amsterdam. Certo non poteva immaginare che la notorietà di quella scena domestica -un uomo azzimato si rivolge con aria grave a una giovinetta a capo chino- avrebbe oltrepassato, più di un secolo dopo, i confini delle Fiandre divenendo un esempio edificante di vita familiare.

Scene come quella erano piuttosto frequenti nell’area fiamminga ed erano anche una ghiotta occasione per i pittori che si proponevano di esibire i più raffinati virtuosismi tecnici. Si pensi ad esempio all’altro titolo con il quale è conosciuta l’opera vale a dire “La gonna di raso” dovuto alla stupefacente abilità di Ter Borch nel rendere le qualità ottiche dei tessuti.

Tutto ebbe inizio 111 anni dopo quando un incisore, tedesco di nascita ma francese d’adozione, riprodusse la scena attribuendole, per primo, il titolo “Instruction paternelle”.

Johann George Wille, Instruction paternelle, 1765.

Il suo nome era Johann Georg Wille un artista che si era costruito una solida fama d’incisore al punto di ottenere un prestigioso incarico presso la corte di Luigi XV. L’incisione ebbe una larga diffusione in tutta Europa e perfino Goethe ne aveva vista una, giacché inserì la scena nel romanzo “Le affinità elettive”. Nel descrivere il terzo tableaux vivant che Luciana si accinge a mimare, Goethe cita Ter Borch, ma è evidente l’influenza del titolo scelto da Wille nella interpretazione del contenuto:

Per la terza rappresentazione fu scelta la così detta ‘Ammonizione paterna’ di Terburg. Chi non conosce la magnifica incisione del nostro Wille da questo quadro? Un padre dall’aspetto nobile e cavalleresco sta seduto, con un piede incrociato sull’altro, e sembra parlare alla coscienza della figliola. Questa, ritta dinanzi a lui, figura splendida, nel ricco drappeggio di un abito di raso bianco, si vede solo di dietro, ma tutta la sua persona sembra esprimere il raccoglimento interiore. L’ammonizione non deve essere né violenta né umiliante, come si può arguire dal volto e dall’atteggiamento del padre. Quanto alla madre, par che celi un lieve imbarazzo, guardando entro un bicchiere l’ultimo sorso di vino che sta per sorbire.”. (pagina 250)

Ci sarebbe poco altro da aggiungere sennonché un’osservazione attenta rivela alcuni elementi anomali: nel dipinto è presente un’alcova con le cortine rosse, la donna identificata come madre appare più anziana del padre, l’uomo esibisce sul suo fianco sinistro un’elegante spada.  La scena dipinta da Ter Borch apparteneva in realtà al genere detto bordeeltjes con il quale, nell’Olanda del XVII secolo attraversata dal rigore puritano, si usava indicare immagini di prostituzione o lenocinio. Quelle immagini, ispirate alla parabola evangelica del Figliuol prodigo, intendevano stigmatizzare gli effetti del vizio e della dissolutezza. Quando Wille eseguì nel 1765 la superba incisione al bulino intitolata “Instruction paternelle”, riprodusse tutti i dettagli dell’originale di Ter Borch, tranne uno, apparentemente trascurabile: una moneta stretta tra indice e pollice dell’uomo che si presume stia ammonendo la fanciulla. Che a un così attento incisore sia potuto sfuggire un dettaglio seppur piccino è da ritenere altamente improbabile. Ancor più inverosimile che l’abbia omesso di proposito. Nella versione conservata oggi a Berlino il dettaglio appare abraso forse per decisione dei primi proprietari a disagio con le imbarazzanti implicazioni legate al dettaglio. Wille, che evidentemente ignorava l’ambiente culturale cui l’opera andava riferita, osservò un originale censurato: la scena appariva del tutto innocua, anzi la interpretò come un episodio di vita familiare, un comune ammonimento paterno ricevuto da una ragazza attenta e docile.

Dettaglio della mano

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2 commenti

  1. L’altra versione è molto più allusiva per la presenza d’un cane.
    Caso di ideale perbenistico cui la realtà deve adeguarsi.

  2. continuo a dire che tanto talento non possa confluire solo su un blog..


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