LIBERTÀ O MORTE. Due assassinii, due dipinti. L’enigma della scomparsa di un dipinto di David.

David, La morte di Marat, 1793. Bruxelles, Musée Royaux des Beaux-ARTS

Non conosco manuale di storia dell’arte che non riservi una pagina o due al celeberrimo dipinto di Jacques-Louis David “La morte di Marat”. Poco ci viene detto del tragico coacervo di circostanze che culminarono nel più famoso assassinio politico della fine del XVIII secolo. Si ritiene più che sufficiente accennare all’esaltazione di una giovane, sconsiderata ma di bell’aspetto, che si trasformò, senza incarico alcuno, in una feroce vendicatrice della pax nazionale. Ancor meno si dice sul fatto che l’assassinio di Marat era stato preceduto, sei mesi prima, da un altro assassinio “eccellente”. 
Le analogie tra i due eventi sono singolari. Due uomini ben in vista, colpiti a tradimento e senza alcuna possibilità di difesa, da persone “qualsiasi” che verranno ricordate in seguito solo per l’infamia commessa.
Per commemorare con un dipinto esemplare i due atti controrivoluzionari fu chiamato il già famoso David che assommava su di sé il ruolo di uomo di mondo e pittore di successo oltre a quello di deputato eletto alla Convenzione. Come mai il primo dipinto non è quasi mai menzionato o almeno riprodotto? Quella che sto per narrare è una storia assai poco nota.

 

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Louis-Michel le Peletier de Saint-Fargeau ritratto da Garneray

 

Il 20 gennaio 1793 fu deciso il destino del re di Francia. Tra coloro che votarono la condanna a morte vi erano, tra gli altri, Louis-Michel le Peletier e Jacques-Louis David.
In occasione della votazione sulla condanna di Luigi XVI, Le Peletier si dichiarò a favore della sentenza capitale con un discorso che convinse molti degli indecisi. E decise, senza saperlo, il suo medesimo destino. La sera di quel 20 gennaio l’ignaro deputato, in procinto di accomodarsi nel ristorante Fevrier al Palais Royale,  fu trafitto da una guardia del corpo del re con una sciabola estratta improvvisamente dal mantello. La colpa del malcapitato –l’aver contribuito a far condannare a morte il re- era aggravata dalla sua origine aristocratica e dall’aver ricoperto incarichi di eccezionale importanza durante l’ancien regime. Fra tutti i rappresentanti alla Convenzione Le Peletier non era certo il più sanguinario: aveva presentato un progetto di codice penale che prevedeva l’abolizione della pena di morte, si era battuto a favore della libertà di stampa, aveva scritto un saggio a favore dell’istruzione collettiva pubblica obbligatoria e gratuita.

 

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“Gli ultimi istanti di Michel Le Peletier” in un’incisione di Anatole Desvoge ricavata dal dipinto di Jacques-Louis David.

David fu chiamato a immortalare il primo martire della Repubblica Francese. Di quel dipinto esposto pubblicamente e ritirato dopo il 1795 resta solo una stampa. La stampa riproduce in parte il dipinto originale. L’artista incaricò l’allievo Anatole Desvosge di eseguire un disegno dal dipinto a olio e, da questo, fu ricavata un’incisione e una tiratura a stampa dall’incisore Pierre Alexandre Tardieu. Dalle testimonianze scritte sull’opera è stata ricavata una ricostruzione a colori che permette finalmente di apprezzare appieno l’opera di David.

 

David lepellettier

Il confronto tra Gli ultimi attimi di Michel Le Peletier e La morte di Marat mostra come il pittore, nell’arco di soli sei mesi, abbia cambiato radicalmente la sua impostazione. Nel primo caso si avverte ancora una certa rigidezza accademica e la dipendenza da alcuni modelli tradizionali come quello della morte di Socrate.

 

 

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Jacques-Louis David, La morte di Socrate, 1787. NY, Metropolitan Museum of Art.

 

 

La scelta del gladio pencolante sul corpo del moribondo (dalla lama stillano gocce di sangue che però sembrano non lasciare traccia sull’addome della vittima) appare melodrammatica ed eccessivamente didascalica. Impressionante è invece la serenità del volto nonostante gli spasmi dell’agonia, segno della superiorità assoluta, “di un corpo governato da una grande anima” come aveva proclamato il Winckelmann nelle sue considerazioni sul Laocoonte.
La stampa del dipinto, oggi perduto, è apparsa l’lutima volta nel 1903 con il saggio di Charles Saunier su David. Che cosa ne è stato del dipinto e delle matrici delle incisioni di Pierre Alexandre Tardieu? In che modo Saunier è entrato in possesso di quel frammento di stampa? Nonostante alcune recenti pubblicazioni non vi sono elementi di certezza.
Terminato il periodo rivoluzionario il dipinto fu restituito a David che poi accettò di rivenderlo alla figlia di Le Peletier per l’ingente somma di 100.000 franchi. Ahinoi la donna si vergognava alquanto dell’attività rivoluzionaria del padre. Nel periodo di restaurazione della monarchia aver avuto un padre regicida  era certamente causa di gravissimo imbarazzo.
La donna dunque distrusse il quadro nonché le stampe e le relative matrici. Una delle matrici, sebbene spezzata, fu conservata e da quella furono ricavate delle stampe.
Un discendente di Suzanne Le Peletier, l’accademico Jean d’Ormesson sembra abbia rivelato l’esistenza di una tradizione di famiglia legata a quel dipinto: l’opera di David non sarebbe stata distrutta, ma nascosta nelle mura dello Chateau di Saint-Fargeau. Tuttavia ogni tentativo di recuperarla, anche con l’intervento di veggenti e occultisti, non ha dato alcun frutto.
Un’ultima circostanza decisamente curiosa: il lavoro di Le Peletier sull’istruzione pubblica fu recuperato da Robespierre e letto alla Convenzione il 13 luglio 1793 giorno in cui Charlotte Corday decise di porre fine all’esistenza di Jean-Paul Marat.

 

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Château di Saint Fargeau. Le dimensioni del castello sono tali da rendere, se non impossibile, altamente improbabile l’esito di qualsiasi ricerca del dipinto.

 

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