L’OCCHIO SENZA PALPEBRE DI DIANE ARBUS: MALEDIZIONE E BELLEZZA MEDUSEA DEL POPOLO DELL’AUTUNNO.

Diane Arbus mostra una delle sue foto più famose

Tra i numeri 228 e 232 della 42^ strada ovest, non lontano da  Times Square, esisteva un locale curioso, malamente illuminato, sordido, conosciuto col nome di Hubert’s Museum. Per 25 centesimi era possibile godersi una delle numerose attrazioni che i manifesti a colori sgargianti pubblicizzavano accanto al botteghino: v’era una donna chiamata Olga con una ipertricosi facciale abnorme e peli dalla lunghezza media  di 33 centimetri, Susy una donna dall’epidermide rugosa e spessa simile a un elefante, Zero il reduce della prima guerra mondiale con il volto sfigurato in modo orripilante, la Principessa Wago che danzava avvolta tra le spire di un pitone, Lady Estelline divoratrice di spade e altri fenomeni che sembravano partoriti dall’immaginazione di un Victor Hugo. Nel seminterrato, il sedicente prof. Heckler, azzimato come un vero docente universitario, intratteneva gli astanti con il circo delle pulci le cui evoluzioni potevano essere seguite attraverso una lente d’ingrandimento. Continua a leggere
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LE DUE VITE DI JOSEPH BEUYS. Vita, morte e rinascita del più controverso artista tedesco.

Ritratto di Beuys con feltro e croce

Joseph Beuys possedeva il carisma dell’uomo di medicina (1)  e l’aspetto austero del pastore luterano. Era inoltre alto e scarno. Queste due qualità, sommate alle precedenti, gli conferivano un’aura speciale, quella di chi è sopravvissuto non ad un semplice disastro, ma ai rivolgimenti di un’intera generazione. Lo sguardo appariva smarrito e allucinato in curioso contrasto con la fermezza della voce. Continua a leggere

ROMA, 12 FEBBRAIO 2010: IL RISVEGLIO DEL GIGANTE SOTTO LA NEVE.

Da due mesi attendevo un’occasione speciale per fotografare, a Piazza Marconi, il gigante che pare sollevarsi dal terreno intorno all’obelisco. Una nevicata come dio comanda, ecco cosa aspettavo. Una possibilità remota: la neve a Roma è uno di quegli eventi che si tramandano di generazione in generazione. Alle 13 di oggi il titano semi interrato -e mio potenziale soggetto fotografico- era già coperto da una lievissima coltre di neve. Ho dovuto contendere gli scatti a un fotografo concorrente e voilà ecco servite alcune istantanee non convenzionali dell’opera di John Seward Johnson intitolata “The awakening (il risveglio)”.

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