ORRORE DELLA VITA ED ESTASI DELLA VITA. L’ORIZZONTE PERDUTO DI FEDERICO FARUFFINI.

Federico Faruffini, La Vergine al Nilo, 1865. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna.

Federico Faruffini, La Vergine al Nilo, 1865. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna.

Avveniva a Philae, sul sacro suolo di Aset, nel Nomo di Ta Khentit.

Le grida dei parenti erano improvvisamente cessate, quando due sacerdoti si erano avvicinati al corpo semisommerso nelle acque basse. La fanciulla era prona, non più scossa da sussulti, sospesa con dei legacci a una trave che le impediva di affondare. Ormai era pronta al grande viaggio che l’avrebbe portata dalle trasparenti braccia del Nilo a quelle perigliose della Duat. Era giovane e bella e vergine senza dubbio: il suo giovane cuore non poteva certo pesare più di una piuma di Maat.

I sacerdoti fecero un cenno e iniziarono i canti accompagnati dal pizzicare di corde sulle arpe. Sommessi ricominciarono i lamenti. Con studiata lentezza i due uomini ribaltarono la trave insieme al corpo che vi era fissato ed esposero il volto alla benedizione dei raggi di Ra. Sciolsero i legacci e sollevarono delicatamente il busto poggiandolo perpendicolarmente sulla trave. Lessero quindi la formula rituale scolpita sul legno dipinto color lapislazzuli e si allontanarono lasciando che la corrente portasse via la sposa del Nilo e le ghirlande di fiori.

Gli incaricati del visir fecero allora scendere gli scandagli di rame fino a toccare il fondo roccioso.

Il livello stava salendo ed era vicino al suo massimo annuale: avrebbero avuto un’altra benefica inondazione.

Ecco, potrebbe chiudersi così una possibile descrizione del rito sacrificale raffigurato ne “La Vergine al Nilo”.

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FUOCO, CAMMINA CON ME. BRUCIA ANCORA, DOPO 147 ANNI, LA “NUDA VERITÀ” DI COURBET.

Dipinto attribuito a Gustave Courbet

Dipinto attribuito a Gustave Courbet

Giovedì scorso il settimanale francese Paris Match ha annunciato la scoperta di un ritratto, acquistato presso un antiquario, che lo studioso Jean-Jacques Fernier ritiene sia stato dipinto da Gustave Courbet. Un ritratto femminile di quell’artista, per quanto ignoto agli storici dell’arte, non sarebbe ipso facto uno scoop sensazionale. Ciò che rende interessante la notizia è l’ipotesi dell’esperto, cioè che quel profilo femminile sarebbe parte integrante dell’opera più scandalosa dell’arte europea. Sì, proprio quella, avete capito bene, “L’origine du monde“.  Chi si aggira per il Museo d’Orsay non può fare a meno di notare un anomalo capannello di visitatori accalcato attorno a un particolare dipinto mentre le sale e i corridoi appaiono normalmente affollati. Risatine soffocate, commenti variamente goliardici (“Questo viso non mi è nuovo”), qualche espressione di disgusto. I venditori di cartoline -v’è da credergli- affermano che la vendita di riproduzioni in sedicesimo del “L’origine du monde” è superata solo dal “Ballo al Moulin de la Galette”. Non riproduco l’opera per evitare che questo articolo sia letto, casualmente, proprio da quel tipo di persone. Si accomodino pure altrove. Nel caso il lettore voglia documentarsi, perché non conosce il dipinto, può cliccare sul link al Museo d’Orsay.
La nuda veritas, come la concepiva Courbet, brucia ancora dopo 147 anni. Cerchiamo di capire perché. Continua a leggere