TORNA A CASA WALLY! Un tribunale americano fa ricongiungere, iconicamente e a caro prezzo, l’austriaco Egon Schiele con l’amante Valerie.

Welz osservava famelico i preziosi dipinti che, come tessere di un mosaico, si affollavano sulle pareti di casa Bondi Jaray. Il suo aspetto innocuo – quello di un impiegato, di un commerciante o forse di un doganiere in borghese- non aveva ingannato né Lea Bondi né il marito quando, non annunciato, si era presentato alla porta del loro appartamento. L’untuoso, sfuggente, obliquo Welz li aveva seguiti in un’ampia sala senza lo scambio di alcuna formula di cortesia. Per soprammercato si era guardato attorno come l’impresario di una ditta di traslochi che prenda mentalmente nota  degli ingombri. “Voi sapete certamente -esordì senza preamboli- che tutte le gallerie d’arte sono state arianizzate.” L’attenzione di Welz, mentre parlava, si era fissata sul dipinto di una ragazza di appena diciassette anni, grandi occhi cilestrini e capelli rossi. L’aveva riconosciuto subito, si capisce, Welz era un appassionato d’arte e un indefettibile estimatore di Egon Schiele. Era il ritratto di Valerie Neuzil, detta Wally, modella e musa e del pittore.

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IL TRENO DEI DESIDERI NASCOSTI. L’ARTE DI SCHIELE E KLIMT NELL’AUSTRIA A UN PASSO DAL PRECIPIZIO. LA MOSTRA “SCHIELE E IL SUO TEMPO” A MILANO.

Anton Tréka, Ritratto fotografico di Egon-Schiele, 1914.

Se avesse seguito le orme paterne sarebbe divenuto un efficiente capostazione. E se avesse avuto un briciolo delle normali aspettative di un adolescente di buona famiglia, forse avrebbe scelto la professione di ingegnere. Tuttavia Egon Schiele si rivelò totalmente inadatto a seguire i normali percorsi di istruzione propedeutici all’una o all’altra professione. Crebbe in una famiglia travolta dall’ignominiosa malattia del pater familias, improvvisamente povera e soggetta alla benevolenza di parenti più fortunati. Nessuno dei tentativi esperiti dalla madre e dal di lei cognato andò a buon fine. Il ragazzo continuava a mostrare una travolgente quanto perniciosa inclinazione per il disegno. Si interessava sì ai treni, ma per disegnarli, cosa che faceva a quanto si sa, dall’età di un anno e mezzo.

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