ORRORE DELLA VITA ED ESTASI DELLA VITA. L’ORIZZONTE PERDUTO DI FEDERICO FARUFFINI.

Federico Faruffini, La Vergine al Nilo, 1865. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna.

Federico Faruffini, La Vergine al Nilo, 1865. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna.

Avveniva a Philae, sul sacro suolo di Aset, nel Nomo di Ta Khentit.

Le grida dei parenti erano improvvisamente cessate, quando due sacerdoti si erano avvicinati al corpo semisommerso nelle acque basse. La fanciulla era prona, non più scossa da sussulti, sospesa con dei legacci a una trave che le impediva di affondare. Ormai era pronta al grande viaggio che l’avrebbe portata dalle trasparenti braccia del Nilo a quelle perigliose della Duat. Era giovane e bella e vergine senza dubbio: il suo giovane cuore non poteva certo pesare più di una piuma di Maat.

I sacerdoti fecero un cenno e iniziarono i canti accompagnati dal pizzicare di corde sulle arpe. Sommessi ricominciarono i lamenti. Con studiata lentezza i due uomini ribaltarono la trave insieme al corpo che vi era fissato ed esposero il volto alla benedizione dei raggi di Ra. Sciolsero i legacci e sollevarono delicatamente il busto poggiandolo perpendicolarmente sulla trave. Lessero quindi la formula rituale scolpita sul legno dipinto color lapislazzuli e si allontanarono lasciando che la corrente portasse via la sposa del Nilo e le ghirlande di fiori.

Gli incaricati del visir fecero allora scendere gli scandagli di rame fino a toccare il fondo roccioso.

Il livello stava salendo ed era vicino al suo massimo annuale: avrebbero avuto un’altra benefica inondazione.

Ecco, potrebbe chiudersi così una possibile descrizione del rito sacrificale raffigurato ne “La Vergine al Nilo”.

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L’OCCHIO SENZA PALPEBRE DI DIANE ARBUS: MALEDIZIONE E BELLEZZA MEDUSEA DEL POPOLO DELL’AUTUNNO.

Diane Arbus mostra una delle sue foto più famose

Tra i numeri 228 e 232 della 42^ strada ovest, non lontano da  Times Square, esisteva un locale curioso, malamente illuminato, sordido, conosciuto col nome di Hubert’s Museum. Per 25 centesimi era possibile godersi una delle numerose attrazioni che i manifesti a colori sgargianti pubblicizzavano accanto al botteghino: v’era una donna chiamata Olga con una ipertricosi facciale abnorme e peli dalla lunghezza media  di 33 centimetri, Susy una donna dall’epidermide rugosa e spessa simile a un elefante, Zero il reduce della prima guerra mondiale con il volto sfigurato in modo orripilante, la Principessa Wago che danzava avvolta tra le spire di un pitone, Lady Estelline divoratrice di spade e altri fenomeni che sembravano partoriti dall’immaginazione di un Victor Hugo. Nel seminterrato, il sedicente prof. Heckler, azzimato come un vero docente universitario, intratteneva gli astanti con il circo delle pulci le cui evoluzioni potevano essere seguite attraverso una lente d’ingrandimento. Continua a leggere

ROMA, 12 FEBBRAIO 2010: IL RISVEGLIO DEL GIGANTE SOTTO LA NEVE.

Da due mesi attendevo un’occasione speciale per fotografare, a Piazza Marconi, il gigante che pare sollevarsi dal terreno intorno all’obelisco. Una nevicata come dio comanda, ecco cosa aspettavo. Una possibilità remota: la neve a Roma è uno di quegli eventi che si tramandano di generazione in generazione. Alle 13 di oggi il titano semi interrato -e mio potenziale soggetto fotografico- era già coperto da una lievissima coltre di neve. Ho dovuto contendere gli scatti a un fotografo concorrente e voilà ecco servite alcune istantanee non convenzionali dell’opera di John Seward Johnson intitolata “The awakening (il risveglio)”.

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GLI STATI UNITI FOTOGRAFATI DA WOROBIEC & WOROBIEC

Tony ed Eva Worobiec sono due fotografi inglesi famosi per alcuni magnifici reportages realizzati negli Stati Uniti. Nel corso di sei anni di vagabondaggio tra sperdute cittadine degli stati settentrionali, nelle piatte distese del Midwest, fino agli stati al confine col Messico, hanno estratto frammenti interessantissimi di una realtà multiforme e contraddittoria. Il 9 gennaio è stata inaugurata presso il Fox Talbot Museum di Lacock, Wiltshire, una mostra intitolata “American Roadside Diners”. Si tratta di scatti per lo più notturni che riprendono quei tipici luoghi di ristoro o svago (diner, motel, icecream parlour, cinema) disposti agli angoli delle strade o lungo le statali che attraversano in lungo e in largo il territorio degli Stati Uniti.

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QUEL LAMPO CHE FLUTTUA NELLE IMMAGINI PERTURBANTI. CENSURA E AUTOCENSURA NELL’ARTE.

L’articolo apparso ieri su Ilsole24ore dal titolo “Emmanuelle Riva: Hiroshima mon amour l’irrappresentabile cinquant’anni dopo” mi sembra un buon incipit per riflettere sui limiti dell’espressione anche nelle arti grafiche. L’ormai anziana Emmanuelle Riva intervistata sull’attualità del film di Resnais e sull’esistenza di una censura o di un’autocensura nel cinema così risponde: “E allora mi chiedo a mia volta: qual è il confine tra certe foto di cronaca, talmente belle e forti, da rasentare l’arte, e l’arte stessa? Io credo che l’arte debba mantenere una certa elevatezza di intenti. Oggi mi chiedo se esista ancora una vera e propria censura nel mondo occidentale, in cui tutto appare così libero.”. Continua a leggere

UNA PASIONARIA TEDESCA IN SPAGNA. GERDA TARO

Pére Lachaise - Tomba di Gerda Taro

V’è un angolo nascosto nel cimitero parigino del Père Lachaise. I pochi passanti che si aggirano per i suoi viali ombrosi sono attratti, in gran parte, dalla possibilità di collezionare qualche sciocco cimelio: la foto della tomba di Edith Piaf o di Jim Morrison, o quella di chi mai visse e mai morì, come Papà Goriot, personaggio partorito dalla mente di Balzac. Continua a leggere

SE LE VOSTRE FOTO NON SONO BUONE È PERCHÉ NON SIETE ANDATI ABBASTANZA VICINI AL SOGGETTO.

Due scatti realizzati sul più insidioso dei fronti di guerra. Non lasciatevi incantare dalla bella giornata, dall’atteggiamento tranquillo, quasi rilassato dei soldati. State guardando con gli occhi di un fotoreporter di guerra. Il più famoso e il più temerario. Continua a leggere