UN EROE IRLANDESE CONTRO GLI ORRORI DEL COLONIALISMO. Il fantasma di Sir Roger Casement bussa due volte: pubblicato dalla casa editrice fuorilinea “Il rapporto sul Congo” e da Einaudi “Il sogno del Celta”, romanzo del premio Nobel Vargas LLosa.

Ritratto del giovane Roger Casement

Roger Casement non faceva nulla per farsi notare. Anzi. Tutti lo ricordavano come un uomo schivo, che temeva perfino di essere fotografato. Eppure era difficile non accorgersi della sua presenza. Era alto, molto più della media, di portamento elegante, misurato nei gesti. Chi lo conosceva subiva la seduzione irresistibile della voce, calma e profonda, la passione con cui riferiva ciò che sapeva o che aveva visto in quasi vent’anni di peregrinazioni nel cuore nero dell’Africa. Era capace di tener vivo per ore l’interesse di chi lo ascoltava. Conrad, che lo aveva conosciuto in Congo nel 1890, raccontò di averlo incontrato anni dopo in un ristorante di Londra. In quell’occasione Casement aveva iniziato a narrargli alcuni dettagli raccapriccianti sui metodi criminali impiegati dai belgi nella raccolta forzosa del caucciù. Dal ristorante si erano quindi trasferiti allo Sports Club ove Casement, imperterrito, aveva proseguito il suo racconto fino alle tre del mattino. Ricordando forse proprio quella serata, Conrad scrisse: “Ve ne potrebbe dire di cose! Cose che ho cercato di dimenticare, cose che nemmeno sapevo! Ha trascorso in Africa tanti anni per quanti mesi ve ne ho passati io.”. Continua a leggere

QUEL MONUMENTO CHE NON È MAI STATO ERETTO.

Margaret Fuller, dagherrotipo di John Plumbe, 1846

Esistono i Mani, la morte non distrugge tutto. In questi giorni di festa per il 150° anniversario dell’unità, una pallida ombra si sottrae, a stento, all’oblio cui è stata consegnata ingiustamente. È quella di Margaret Fuller, americana di nascita e romana d’elezione. È una figlia che Roma non ha mai veramente adottato. Le ha dedicato, è vero, un viale ombroso nel perimetro di Villa Sciarra, ma pochi tra coloro che lo percorrono le rivolgono un pensiero riconoscente. Undici anni fa fu affissa una targa sulla facciata del palazzo di Piazza Barberini nel quale aveva abitato per due anni. Ben in alto sopra un bar , cosicché nessuno, da allora, se ne è mai accorto.  Il regista Luigi Magni le ha dedicato due brevi scene nel film “In nome del popolo sovrano“, qualche sito web e qualche associazione la ricordano, ma si tratta di sparute pattuglie di devoti che tentano di tenerne in vita il ricordo. Continua a leggere

I DESTINI PARALLELI DI THEO VAN DOESBURG E FERNANDO PESSOA: DUE SINGOLARI MOLTITUDINI.

 

Non risulta che si siano mai incontrati, né che fossero in contatto. 

Eppure l’artista olandese fondatore di De Stijl e il multiforme poeta portoghese avevano molto in comune. Vissero quasi negli stessi anni, lo stesso numero d’anni: quarantasette anni e cinque mesi Pessoa (1888-1935), quarantasette anni e sei mesi Van Doesburg (1883-1931). Subirono, l’uno e l’altro, il fascino della poesia futurista. Continua a leggere

CIÒ CHE SAADAT HASAN MANTO SAPEVA. Pubblicato dalla casa editrice fuorilinea “Il prezzo della libertà e altri racconti”.

La notte tra il 14 e il 15 agosto 1947  il colonialismo inglese dichiarava bancarotta abbandonando al proprio destino l’intero subcontinente indiano. Questo avvenimento, conosciuto col nome di Partizione, portò alla suddivisione del possedimento britannico in due nazioni su base confessionale: l’India e il Pakistan. La parte musulmana fu ritagliata secondo discutibili criteri dal chairman Radcliff (linea Radcliff) e suddivisa in due entità geografiche separate dalla trascurabile distanza di circa 1700 chilometri (Pakistan occidentale e Pakistan orientale oggi Bangladesh). Sembrava che la Storia fosse in procinto di restituire agli oppressi le redini del proprio futuro. Un evento potenzialmente fausto si tramutò invece in uno dei più orrendi incubi del xx secolo. Continua a leggere

UN FANTASMA S’AGGIRA DOLENTE TRA L’ULIVO SECOLARE E LA FONTANA DELLE LACRIME.

Federico Garcia Lorca nel 1914

È ufficiale. Le ricerche per portare alla luce i resti mortali del poeta Federico Garcia Lorca e dei suoi compagni di sventura sono state interrotte venerdì 18 dicembre. Lo ha dichiarato il ministro della giustizia della regione autonoma Andalusa Begonia Alvarez. L’area in prossimità di Fuente Grande (o Fontana delle lacrime), tra Viznar e Alfacar, che per decenni è stato ritenuta il punto in cui fu scavata la fossa comune, è risultata priva di resti umani. Continua a leggere