L’OCCHIO SENZA PALPEBRE DI DIANE ARBUS: MALEDIZIONE E BELLEZZA MEDUSEA DEL POPOLO DELL’AUTUNNO.

Diane Arbus mostra una delle sue foto più famose

Tra i numeri 228 e 232 della 42^ strada ovest, non lontano da  Times Square, esisteva un locale curioso, malamente illuminato, sordido, conosciuto col nome di Hubert’s Museum. Per 25 centesimi era possibile godersi una delle numerose attrazioni che i manifesti a colori sgargianti pubblicizzavano accanto al botteghino: v’era una donna chiamata Olga con una ipertricosi facciale abnorme e peli dalla lunghezza media  di 33 centimetri, Susy una donna dall’epidermide rugosa e spessa simile a un elefante, Zero il reduce della prima guerra mondiale con il volto sfigurato in modo orripilante, la Principessa Wago che danzava avvolta tra le spire di un pitone, Lady Estelline divoratrice di spade e altri fenomeni che sembravano partoriti dall’immaginazione di un Victor Hugo. Nel seminterrato, il sedicente prof. Heckler, azzimato come un vero docente universitario, intratteneva gli astanti con il circo delle pulci le cui evoluzioni potevano essere seguite attraverso una lente d’ingrandimento. Continua a leggere

IL TRENO DEI DESIDERI NASCOSTI. L’ARTE DI SCHIELE E KLIMT NELL’AUSTRIA A UN PASSO DAL PRECIPIZIO. LA MOSTRA “SCHIELE E IL SUO TEMPO” A MILANO.

Anton Tréka, Ritratto fotografico di Egon-Schiele, 1914.

Se avesse seguito le orme paterne sarebbe divenuto un efficiente capostazione. E se avesse avuto un briciolo delle normali aspettative di un adolescente di buona famiglia, forse avrebbe scelto la professione di ingegnere. Tuttavia Egon Schiele si rivelò totalmente inadatto a seguire i normali percorsi di istruzione propedeutici all’una o all’altra professione. Crebbe in una famiglia travolta dall’ignominiosa malattia del pater familias, improvvisamente povera e soggetta alla benevolenza di parenti più fortunati. Nessuno dei tentativi esperiti dalla madre e dal di lei cognato andò a buon fine. Il ragazzo continuava a mostrare una travolgente quanto perniciosa inclinazione per il disegno. Si interessava sì ai treni, ma per disegnarli, cosa che faceva a quanto si sa, dall’età di un anno e mezzo.

Continua a leggere

I DESTINI PARALLELI DI THEO VAN DOESBURG E FERNANDO PESSOA: DUE SINGOLARI MOLTITUDINI.

 

Non risulta che si siano mai incontrati, né che fossero in contatto. 

Eppure l’artista olandese fondatore di De Stijl e il multiforme poeta portoghese avevano molto in comune. Vissero quasi negli stessi anni, lo stesso numero d’anni: quarantasette anni e cinque mesi Pessoa (1888-1935), quarantasette anni e sei mesi Van Doesburg (1883-1931). Subirono, l’uno e l’altro, il fascino della poesia futurista. Continua a leggere

GLI STATI UNITI FOTOGRAFATI DA WOROBIEC & WOROBIEC

Tony ed Eva Worobiec sono due fotografi inglesi famosi per alcuni magnifici reportages realizzati negli Stati Uniti. Nel corso di sei anni di vagabondaggio tra sperdute cittadine degli stati settentrionali, nelle piatte distese del Midwest, fino agli stati al confine col Messico, hanno estratto frammenti interessantissimi di una realtà multiforme e contraddittoria. Il 9 gennaio è stata inaugurata presso il Fox Talbot Museum di Lacock, Wiltshire, una mostra intitolata “American Roadside Diners”. Si tratta di scatti per lo più notturni che riprendono quei tipici luoghi di ristoro o svago (diner, motel, icecream parlour, cinema) disposti agli angoli delle strade o lungo le statali che attraversano in lungo e in largo il territorio degli Stati Uniti.

Continua a leggere

L’ARTISTA PREFERITO DI ALESSIA ? EDWARD HOPPER !

 

Da qualche giorno gli autobus di Roma rendono note, “urbi et orbi”, le preferenze in campo artistico di una certa Alessia. Colpito più da Alessia che da Hopper ho messo da parte per qualche istante l’annuncio della mostra e mi sono chiesto: “Ma chi è questa Alessia?!”. Non essendo intossicato da visione compulsiva di programmi televisivi temo sempre di non possedere i riferimenti essenziali dell’attualità gossipara. Mi sono informato. Alessia, insieme a fra’ Francesco e fra’ Mario, alle gemelle Daria e Kateryna, a Jorge, a Massimo ed Elia, ai fratellini Jisu Yoon, Seon Jin Park e Jihoon, appartiene a un gruppo scelto tra 2000 ignoti passanti che il 18 dicembre scorso s’è fatto riprendere nella Galleria Alberto Sordi su un set  fotografico appositamente allestito. L’iniziativa intrapresa da Arthemisia Group intende promuovere una campagna di comunicazione e pubblicizzazione della mostra Edward Hopper in programma alla Fondazione Roma Museo. Notate che tra le persone prescelte non ve n’è nemmeno una anziana: d’altronde chi prenderebbe sul serio la dichiarazione “Perfino alla signora Adelma piace Hopper!“. Continua a leggere

IL CICLO “THE BRIAR ROSE” DI EDWARD BURNE-JONES

Un mondo sospeso e apparentemente impenetrabile è in attesa di essere riportato in vita. Sarà un giovane principe, narra l’antica profezia, a rompere l’incantesimo e ad aprirsi un varco tra le spire di rosa selvatica. Perfino la luce fatica a farsi strada in quell’atmosfera densa che incorpora come cristallo di rocca ogni cosa, uomini, armi e suppellettili. Dinanzi al principe non si parano uomini fiaccati da un’attesa secolare o megere decrepite: cavalieri, damigelle, paggi e scudieri, sono giovani quanto chi rompe l’incantesimo perché sottratti da un sonno soprannaturale all’ineluttabile declino degli esseri umani. Continua a leggere

TIM BURTON CELEBRATO AL MOMA DI NEW YORK

Una mostra ripercorrerà  la carriera del noto regista a partire dalle opere giovanili fino alle realizzazioni più complesse per il cinema e le arti visuali. I visitatori potranno ammirare disegni, fotografie, storyboards, progetti grafici e multimediali, filmati in super8 e in formati semiprofessionali, animazioni.  All‘exhibition è associata una rassegna di film per Hollywood dal 1982 al 2000. Continua a leggere