DOMENICHINO: L’INFELICITÀ DEL GENIO BEN COMPRESO.

Anonimo Ritratto di Domenico Zampieri 1639 – Accademia di San Luca

Lo chiamavano “il lento” o “il bue” per la taciturna lentezza e la modestia nell’esprimersi. Era virtuoso, ritirato, poco amabile con gli altri. Così timido e ingenuo da meritarsi il diminutivo del nome di battesimo. Il bolognese Domenico Zampieri aveva un carattere poco incline allo scontro cosicché quando il padre lo indirizzò verso lo studio delle lettere non si oppose, si limitò semplicemente a non dedicarvisi affatto. Fu solo quando il padre si avvide dell’assoluta inefficacia dei suoi studi che il Domenichino rivelò “d’esser chiamato con violenza dalla pittura“.

Fu allora allievo di un pittore manierista fiammingo, Dionigi Calvaert,  che a Bologna impartiva i rudimenti della pittura a ragazzi dotati come lui (in quel tempo erano suoi condiscepoli Guido Reni e Francesco Albani). Anche in quel caso, temendo la collera del maestro, non rivelò d’esser attratto dalle nuove idee dei Carracci: erano i fratelli Agostino e Annibale e il cugino Ludovico che avevano fondato a Bologna, da più di tre lustri, un’Accademia detta dei Desiderosi in dichiarata opposizione agli eccessi del Manierismo. Il maestro lo scoprì a copiare da alcune opere di Agostino Carracci e lo cacciò in malo modo. Se ne andò a vent’anni a Roma in cerca di fortuna con l’incarico di collaboratore di Annibale Carracci.  Continua a leggere

LUCCIOLE PER LANTERNE. COME LA SCOMPARSA DI UN PICCOLISSIMO OGGETTO PUÒ INTERFERIRE NELL’INTERPRETAZIONE DI UN DIPINTO.

Gerard Ter Borch, L’ammonimento paterno, 1654 ca. Berlino, Staatliche Museen.

Gerard Ter Borch dipinse “L’ammonimento paterno”, probabilmente nel 1654, all’età di 37 anni. Realizzò almeno due versioni dello stesso soggetto, entrambe a olio su tela e di modeste dimensioni, destinate a ricchi borghesi di Amsterdam. Certo non poteva immaginare che la notorietà di quella scena domestica -un uomo azzimato si rivolge con aria grave a una giovinetta a capo chino- avrebbe oltrepassato, più di un secolo dopo, i confini delle Fiandre divenendo un esempio edificante di vita familiare.

Scene come quella erano piuttosto frequenti nell’area fiamminga ed erano anche una ghiotta occasione per i pittori che si proponevano di esibire i più raffinati virtuosismi tecnici. Si pensi ad esempio all’altro titolo con il quale è conosciuta l’opera vale a dire “La gonna di raso” dovuto alla stupefacente abilità di Ter Borch nel rendere le qualità ottiche dei tessuti. Continua a leggere