I CAPOLAVORI DELL’ARTE ITALIANA SU “www.haltadefinizione.com”

Da oggi sono disponibili on line le immagini eccezionali di dieci grandi capolavori dell’arte italiana sul sito HALTADEFINIZIONE. Le foto possono essere ingrandite fino a raggiungere le dimensioni dell’originale. Il caricamento delle immagini può comportare un’attesa variabile da alcuni secondi a un minuto.

L'occhio della Venere del Botticelli

Annunci

LUCCIOLE PER LANTERNE. COME LA SCOMPARSA DI UN PICCOLISSIMO OGGETTO PUÒ INTERFERIRE NELL’INTERPRETAZIONE DI UN DIPINTO.

Gerard Ter Borch, L’ammonimento paterno, 1654 ca. Berlino, Staatliche Museen.

Gerard Ter Borch dipinse “L’ammonimento paterno”, probabilmente nel 1654, all’età di 37 anni. Realizzò almeno due versioni dello stesso soggetto, entrambe a olio su tela e di modeste dimensioni, destinate a ricchi borghesi di Amsterdam. Certo non poteva immaginare che la notorietà di quella scena domestica -un uomo azzimato si rivolge con aria grave a una giovinetta a capo chino- avrebbe oltrepassato, più di un secolo dopo, i confini delle Fiandre divenendo un esempio edificante di vita familiare.

Scene come quella erano piuttosto frequenti nell’area fiamminga ed erano anche una ghiotta occasione per i pittori che si proponevano di esibire i più raffinati virtuosismi tecnici. Si pensi ad esempio all’altro titolo con il quale è conosciuta l’opera vale a dire “La gonna di raso” dovuto alla stupefacente abilità di Ter Borch nel rendere le qualità ottiche dei tessuti. Continua a leggere

I TRE COLPI CHE POSERO FINE ALLA MODERNITÀ

 

Valerie sapeva che Dio si era rivelato a New York in un piccolo edificio rosa sulla Lexington Avenue. Dio, che tutti chiamavano affettuosamente Andy, era in grado di trasformare in oro qualsiasi cosa gli passasse per le mani. Pubblicità commerciali, prodotti di largo consumo, frammenti sbiaditi di giornale erano il primo antidoto a una società di massa ottenuto dai detriti di quella stessa società. Le infinite copie di un originale in apparenza mai esistito, estratte e rigenerate da Andy, erano la Risposta. Andy era il solo che avrebbe compreso la potenza rivoluzionaria del suo lavoro, un lavoro duro, frutto di sofferenze strazianti, sostenuto da una convinzione incrollabile: il Male era nell’oppressione dell’uomo sulla donna. Solo chi aveva fatto deragliare il dominio opprimente delle immagini, di quei segni invadenti dai quali non ti puoi nascondere, che ti inseguono perfino al cesso, mentre mangi, aveva  il potere di accendere una luce sulla sua Verità. Valerie riuscì a farsi ammettere nel suo nuovo Olimpo affollato di creativi assatanati e impasticcati. Sex, drug and Rock&roll nonché Arte, if you don’t mind. Continua a leggere

LA GLORIA MANCATA DI LORENZO LOTTO

Lorenzo Lotto, Ritratto d'uomo con uno zampino d'oro, 1527 circa. Olio su tela 96x70. Kunsthistorisches Museum Vienna

A volte il talento non basta. Ci vuol altro per strappare a un destino beffardo quella consolazione che solo una fama imperitura può concedere. Che valgono gli attestati di stima dei propri pari se non sono coronati da vera gloria? Il Vasari, ricordandosi di Lotto nell’edizione giuntina delle Vite, sembra esserne consapevole quando, non potendo annoverare che un’onorata carriera professionale, lo fregia di un merito altissimo, ma estraneo all’arte: ” … non passò molto che, come era vissuto costumatamente e buon cristiano, così morì rendendo l’anima al Signore Dio. I quali ultimi anni della sua vita provò egli felicissimi e pieni di tranquillità d’animo e, che è più, gli fecero, per quello che si crede, far acquisto dei beni di vita eterna.”. Dunque famoso no, ma santo si. Si conclude a 76 anni, a un passo dalla casa di Maria nel santuario di Loreto, da due anni oblato della santa casa, l’esperienza terrena di Lorenzo Lotto pittore veneziano. Continua a leggere

QUELLA MALEDETTA ESTATE DEL 1984. STORIA DEL NAUFRAGIO, CON POCHI SUPERSTITI, DELLA CRITICA D’ARTE ITALIANA.

 

La congiura del silenzio che ha esiliato in polverosi annali il ricordo del primo scandalo mediatico italiano può considerarsi ormai conclusa. A lungo si è sorvolato o cercato di glissare sull’orribile infortunio nel quale caddero i più onorati storici dell’arte italiana che, uno a uno e con poche eccezioni, furono esposti alla gogna pubblica nell’afosa e funesta estate del 1984. Fino a due anni fa chi tentava di documentarsi sulla catena di eventi culminata nel ritrovamento delle sculture di Modigliani era costretto a ricerche mirate in una grande emeroteca. L’uso di strumenti normalmente a disposizione del grande pubblico incontrava seri ostacoli. Solo per citare qualche circostanza: la raccolta di CD-ROM “Gli anni de La Repubblica” edita nel 2001, contenente tutti gli articoli del più importante quotidiano italiano, non includeva l’anno 1984. Nel 2005, in occasione dei cinquant’anni dell’Espresso, è stata pubblicata un’antologia in cinque volumi intitolata “L’Espresso – 50 anni”: se si consulta il volume comprendente gli articoli del periodo 1975-1984 non si rinviene alcuna traccia dello scandalo e il nome Modigliani appare, in modo del tutto casuale, a pagina 543 in un articolo su Eduardo De Filippo. Solo recentemente il sito del quotidiano on line “La Repubblica” ha reso possibile la consultazione degli archivi fino al 1984 agli utenti generici. In questi anni l’unica vera splendida eccezione, in un’Italia generalmente indulgente con l’establishment culturale e implacabile con i mister nessuno, è stata la trasmissione “La storia siamo noi” curata da Giovanni Minoli. Continua a leggere

FUOCHI D’ARTIFICIO IN TRIBUNALE: IL PITTORE WHISTLER CONTRO LO STORICO E CRITICO D’ARTE RUSKIN.

James Abbot McNeill Whistler, Notturno in nero e oro, fuoco d'artificio, 1875. Detroit Institute of arts.

Per quel che se ne sa, Sir Coutts Lindsay e sua moglie Blanche avevano fondato la Grosvenor Gallery, il calendimaggio del 1877, solo per soddisfare un impulso di generosità mecenatesca. Non potevano certo immaginare che uno spazio a disposizione di giovani artisti, o meno giovani ma che erano nelle condizioni di essere rifiutati dalla Royal Academy, si sarebbe di lì a poco trasformato in un’arena. L’inaugurazione era stata un successo di eleganza mondana illuminato dalla presenza delle altezze serenissime il Principe e la Principessa di Galles. Le opere esposte riflettevano il gusto prevalente dell’epoca vale a dire tipicamente decorativo, con soggetti allegorici raffiguranti giovani in costumi di foggia classica e con titoli evocanti dee e ninfe. Naturalmente in un contesto simile v’era sufficiente spazio per ospitare i lavori della confraternita preraffaellita. Sappiamo infatti che alcune tele di Edward Burne-Jones e Walter Crane erano raggruppate in una sala. Continua a leggere

LA MIRABOLANTE AVVENTURA DI COSTANTINO BRUMIDI: DA AFFRESCHISTA ROMANO ALL’APOTEOSI AMERICANA.

Costantino Brumidi, decorazioni della Galleria Piccola, appartamento est. Villa Torlonia, Roma.1845

Un giorno, quando i restauri del piccolo teatro di Villa Torlonia a Roma si saranno finalmente e credibilmente conclusi, qualche visitatore dotato di curiosità e di un certo spirito di osservazione potrebbe imbattersi in un ciclo di affreschi il cui autore, Brumidi, gli è totalmente sconosciuto. A parte gli specialisti, pochi hanno avuto la ventura di incontrarne il nome. Chi era costui? Una prima risposta potrebbe essere: colui che progettò ed eseguì l’apparato decorativo degli appartamenti annessi al teatro. È certo che la volta e le lunette del salone nell’appartamento ovest e le decorazioni della Galleria Piccola nell’appartamento est, sono tutte opera dell’artista nato a Roma, ma di padre greco. Continua a leggere

ANGELO, GUARDA IL FUTURO E RIDI. RISATA PROFETICA DI UNA COCOTTE.

Nella primavera del 1911 i futuristi erano, come sempre, in fibrillazione. Il più vulcanico del gruppo, Boccioni, aveva superato se stesso adottando, nel volgere di due anni, tre soluzioni stilistiche diverse: aveva dipinto da espressionista “Il lutto” (1910), da divisionista inquieto “L’idolo moderno” (1910-1911)  e, ancora nel 1911, la versione in chiave cubista della “Risata”. 

IL TRENO DEI DESIDERI NASCOSTI. L’ARTE DI SCHIELE E KLIMT NELL’AUSTRIA A UN PASSO DAL PRECIPIZIO. LA MOSTRA “SCHIELE E IL SUO TEMPO” A MILANO.

Anton Tréka, Ritratto fotografico di Egon-Schiele, 1914.

Se avesse seguito le orme paterne sarebbe divenuto un efficiente capostazione. E se avesse avuto un briciolo delle normali aspettative di un adolescente di buona famiglia, forse avrebbe scelto la professione di ingegnere. Tuttavia Egon Schiele si rivelò totalmente inadatto a seguire i normali percorsi di istruzione propedeutici all’una o all’altra professione. Crebbe in una famiglia travolta dall’ignominiosa malattia del pater familias, improvvisamente povera e soggetta alla benevolenza di parenti più fortunati. Nessuno dei tentativi esperiti dalla madre e dal di lei cognato andò a buon fine. Il ragazzo continuava a mostrare una travolgente quanto perniciosa inclinazione per il disegno. Si interessava sì ai treni, ma per disegnarli, cosa che faceva a quanto si sa, dall’età di un anno e mezzo.

Continua a leggere

I DESTINI PARALLELI DI THEO VAN DOESBURG E FERNANDO PESSOA: DUE SINGOLARI MOLTITUDINI.

 

Non risulta che si siano mai incontrati, né che fossero in contatto. 

Eppure l’artista olandese fondatore di De Stijl e il multiforme poeta portoghese avevano molto in comune. Vissero quasi negli stessi anni, lo stesso numero d’anni: quarantasette anni e cinque mesi Pessoa (1888-1935), quarantasette anni e sei mesi Van Doesburg (1883-1931). Subirono, l’uno e l’altro, il fascino della poesia futurista. Continua a leggere