QUEL MONUMENTO CHE NON È MAI STATO ERETTO.

Margaret Fuller, dagherrotipo di John Plumbe, 1846

Esistono i Mani, la morte non distrugge tutto. In questi giorni di festa per il 150° anniversario dell’unità, una pallida ombra si sottrae, a stento, all’oblio cui è stata consegnata ingiustamente. È quella di Margaret Fuller, americana di nascita e romana d’elezione. È una figlia che Roma non ha mai veramente adottato. Le ha dedicato, è vero, un viale ombroso nel perimetro di Villa Sciarra, ma pochi tra coloro che lo percorrono le rivolgono un pensiero riconoscente. Undici anni fa fu affissa una targa sulla facciata del palazzo di Piazza Barberini nel quale aveva abitato per due anni. Ben in alto sopra un bar , cosicché nessuno, da allora, se ne è mai accorto.  Il regista Luigi Magni le ha dedicato due brevi scene nel film “In nome del popolo sovrano“, qualche sito web e qualche associazione la ricordano, ma si tratta di sparute pattuglie di devoti che tentano di tenerne in vita il ricordo. Continua a leggere

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LE DUE VITE DI JOSEPH BEUYS. Vita, morte e rinascita del più controverso artista tedesco.

Ritratto di Beuys con feltro e croce

Joseph Beuys possedeva il carisma dell’uomo di medicina (1)  e l’aspetto austero del pastore luterano. Era inoltre alto e scarno. Queste due qualità, sommate alle precedenti, gli conferivano un’aura speciale, quella di chi è sopravvissuto non ad un semplice disastro, ma ai rivolgimenti di un’intera generazione. Lo sguardo appariva smarrito e allucinato in curioso contrasto con la fermezza della voce. Continua a leggere

I CAPOLAVORI DELL’ARTE ITALIANA SU “www.haltadefinizione.com”

Da oggi sono disponibili on line le immagini eccezionali di dieci grandi capolavori dell’arte italiana sul sito HALTADEFINIZIONE. Le foto possono essere ingrandite fino a raggiungere le dimensioni dell’originale. Il caricamento delle immagini può comportare un’attesa variabile da alcuni secondi a un minuto.

L'occhio della Venere del Botticelli

LUCCIOLE PER LANTERNE. COME LA SCOMPARSA DI UN PICCOLISSIMO OGGETTO PUÒ INTERFERIRE NELL’INTERPRETAZIONE DI UN DIPINTO.

Gerard Ter Borch, L’ammonimento paterno, 1654 ca. Berlino, Staatliche Museen.

Gerard Ter Borch dipinse “L’ammonimento paterno”, probabilmente nel 1654, all’età di 37 anni. Realizzò almeno due versioni dello stesso soggetto, entrambe a olio su tela e di modeste dimensioni, destinate a ricchi borghesi di Amsterdam. Certo non poteva immaginare che la notorietà di quella scena domestica -un uomo azzimato si rivolge con aria grave a una giovinetta a capo chino- avrebbe oltrepassato, più di un secolo dopo, i confini delle Fiandre divenendo un esempio edificante di vita familiare.

Scene come quella erano piuttosto frequenti nell’area fiamminga ed erano anche una ghiotta occasione per i pittori che si proponevano di esibire i più raffinati virtuosismi tecnici. Si pensi ad esempio all’altro titolo con il quale è conosciuta l’opera vale a dire “La gonna di raso” dovuto alla stupefacente abilità di Ter Borch nel rendere le qualità ottiche dei tessuti. Continua a leggere

I TRE COLPI CHE POSERO FINE ALLA MODERNITÀ

 

Valerie sapeva che Dio si era rivelato a New York in un piccolo edificio rosa sulla Lexington Avenue. Dio, che tutti chiamavano affettuosamente Andy, era in grado di trasformare in oro qualsiasi cosa gli passasse per le mani. Pubblicità commerciali, prodotti di largo consumo, frammenti sbiaditi di giornale erano il primo antidoto a una società di massa ottenuto dai detriti di quella stessa società. Le infinite copie di un originale in apparenza mai esistito, estratte e rigenerate da Andy, erano la Risposta. Andy era il solo che avrebbe compreso la potenza rivoluzionaria del suo lavoro, un lavoro duro, frutto di sofferenze strazianti, sostenuto da una convinzione incrollabile: il Male era nell’oppressione dell’uomo sulla donna. Solo chi aveva fatto deragliare il dominio opprimente delle immagini, di quei segni invadenti dai quali non ti puoi nascondere, che ti inseguono perfino al cesso, mentre mangi, aveva  il potere di accendere una luce sulla sua Verità. Valerie riuscì a farsi ammettere nel suo nuovo Olimpo affollato di creativi assatanati e impasticcati. Sex, drug and Rock&roll nonché Arte, if you don’t mind. Continua a leggere

LA GLORIA MANCATA DI LORENZO LOTTO

Lorenzo Lotto, Ritratto d'uomo con uno zampino d'oro, 1527 circa. Olio su tela 96x70. Kunsthistorisches Museum Vienna

A volte il talento non basta. Ci vuol altro per strappare a un destino beffardo quella consolazione che solo una fama imperitura può concedere. Che valgono gli attestati di stima dei propri pari se non sono coronati da vera gloria? Il Vasari, ricordandosi di Lotto nell’edizione giuntina delle Vite, sembra esserne consapevole quando, non potendo annoverare che un’onorata carriera professionale, lo fregia di un merito altissimo, ma estraneo all’arte: ” … non passò molto che, come era vissuto costumatamente e buon cristiano, così morì rendendo l’anima al Signore Dio. I quali ultimi anni della sua vita provò egli felicissimi e pieni di tranquillità d’animo e, che è più, gli fecero, per quello che si crede, far acquisto dei beni di vita eterna.”. Dunque famoso no, ma santo si. Si conclude a 76 anni, a un passo dalla casa di Maria nel santuario di Loreto, da due anni oblato della santa casa, l’esperienza terrena di Lorenzo Lotto pittore veneziano. Continua a leggere

QUELLA MALEDETTA ESTATE DEL 1984. STORIA DEL NAUFRAGIO, CON POCHI SUPERSTITI, DELLA CRITICA D’ARTE ITALIANA.

 

La congiura del silenzio che ha esiliato in polverosi annali il ricordo del primo scandalo mediatico italiano può considerarsi ormai conclusa. A lungo si è sorvolato o cercato di glissare sull’orribile infortunio nel quale caddero i più onorati storici dell’arte italiana che, uno a uno e con poche eccezioni, furono esposti alla gogna pubblica nell’afosa e funesta estate del 1984. Fino a due anni fa chi tentava di documentarsi sulla catena di eventi culminata nel ritrovamento delle sculture di Modigliani era costretto a ricerche mirate in una grande emeroteca. L’uso di strumenti normalmente a disposizione del grande pubblico incontrava seri ostacoli. Solo per citare qualche circostanza: la raccolta di CD-ROM “Gli anni de La Repubblica” edita nel 2001, contenente tutti gli articoli del più importante quotidiano italiano, non includeva l’anno 1984. Nel 2005, in occasione dei cinquant’anni dell’Espresso, è stata pubblicata un’antologia in cinque volumi intitolata “L’Espresso – 50 anni”: se si consulta il volume comprendente gli articoli del periodo 1975-1984 non si rinviene alcuna traccia dello scandalo e il nome Modigliani appare, in modo del tutto casuale, a pagina 543 in un articolo su Eduardo De Filippo. Solo recentemente il sito del quotidiano on line “La Repubblica” ha reso possibile la consultazione degli archivi fino al 1984 agli utenti generici. In questi anni l’unica vera splendida eccezione, in un’Italia generalmente indulgente con l’establishment culturale e implacabile con i mister nessuno, è stata la trasmissione “La storia siamo noi” curata da Giovanni Minoli. Continua a leggere

FUOCHI D’ARTIFICIO IN TRIBUNALE: IL PITTORE WHISTLER CONTRO LO STORICO E CRITICO D’ARTE RUSKIN.

James Abbot McNeill Whistler, Notturno in nero e oro, fuoco d'artificio, 1875. Detroit Institute of arts.

Per quel che se ne sa, Sir Coutts Lindsay e sua moglie Blanche avevano fondato la Grosvenor Gallery, il calendimaggio del 1877, solo per soddisfare un impulso di generosità mecenatesca. Non potevano certo immaginare che uno spazio a disposizione di giovani artisti, o meno giovani ma che erano nelle condizioni di essere rifiutati dalla Royal Academy, si sarebbe di lì a poco trasformato in un’arena. L’inaugurazione era stata un successo di eleganza mondana illuminato dalla presenza delle altezze serenissime il Principe e la Principessa di Galles. Le opere esposte riflettevano il gusto prevalente dell’epoca vale a dire tipicamente decorativo, con soggetti allegorici raffiguranti giovani in costumi di foggia classica e con titoli evocanti dee e ninfe. Naturalmente in un contesto simile v’era sufficiente spazio per ospitare i lavori della confraternita preraffaellita. Sappiamo infatti che alcune tele di Edward Burne-Jones e Walter Crane erano raggruppate in una sala. Continua a leggere

LA MIRABOLANTE AVVENTURA DI COSTANTINO BRUMIDI: DA AFFRESCHISTA ROMANO ALL’APOTEOSI AMERICANA.

Costantino Brumidi, decorazioni della Galleria Piccola, appartamento est. Villa Torlonia, Roma.1845

Un giorno, quando i restauri del piccolo teatro di Villa Torlonia a Roma si saranno finalmente e credibilmente conclusi, qualche visitatore dotato di curiosità e di un certo spirito di osservazione potrebbe imbattersi in un ciclo di affreschi il cui autore, Brumidi, gli è totalmente sconosciuto. A parte gli specialisti, pochi hanno avuto la ventura di incontrarne il nome. Chi era costui? Una prima risposta potrebbe essere: colui che progettò ed eseguì l’apparato decorativo degli appartamenti annessi al teatro. È certo che la volta e le lunette del salone nell’appartamento ovest e le decorazioni della Galleria Piccola nell’appartamento est, sono tutte opera dell’artista nato a Roma, ma di padre greco. Continua a leggere

ANGELO, GUARDA IL FUTURO E RIDI. RISATA PROFETICA DI UNA COCOTTE.

Nella primavera del 1911 i futuristi erano, come sempre, in fibrillazione. Il più vulcanico del gruppo, Boccioni, aveva superato se stesso adottando, nel volgere di due anni, tre soluzioni stilistiche diverse: aveva dipinto da espressionista “Il lutto” (1910), da divisionista inquieto “L’idolo moderno” (1910-1911)  e, ancora nel 1911, la versione in chiave cubista della “Risata”.