QUEL MONUMENTO CHE NON È MAI STATO ERETTO.

Margaret Fuller, dagherrotipo di John Plumbe, 1846

Esistono i Mani, la morte non distrugge tutto. In questi giorni di festa per il 150° anniversario dell’unità, una pallida ombra si sottrae, a stento, all’oblio cui è stata consegnata ingiustamente. È quella di Margaret Fuller, americana di nascita e romana d’elezione. È una figlia che Roma non ha mai veramente adottato. Le ha dedicato, è vero, un viale ombroso nel perimetro di Villa Sciarra, ma pochi tra coloro che lo percorrono le rivolgono un pensiero riconoscente. Undici anni fa fu affissa una targa sulla facciata del palazzo di Piazza Barberini nel quale aveva abitato per due anni. Ben in alto sopra un bar , cosicché nessuno, da allora, se ne è mai accorto.  Il regista Luigi Magni le ha dedicato due brevi scene nel film “In nome del popolo sovrano“, qualche sito web e qualche associazione la ricordano, ma si tratta di sparute pattuglie di devoti che tentano di tenerne in vita il ricordo. Continua a leggere

IL CICLO “THE BRIAR ROSE” DI EDWARD BURNE-JONES

Un mondo sospeso e apparentemente impenetrabile è in attesa di essere riportato in vita. Sarà un giovane principe, narra l’antica profezia, a rompere l’incantesimo e ad aprirsi un varco tra le spire di rosa selvatica. Perfino la luce fatica a farsi strada in quell’atmosfera densa che incorpora come cristallo di rocca ogni cosa, uomini, armi e suppellettili. Dinanzi al principe non si parano uomini fiaccati da un’attesa secolare o megere decrepite: cavalieri, damigelle, paggi e scudieri, sono giovani quanto chi rompe l’incantesimo perché sottratti da un sonno soprannaturale all’ineluttabile declino degli esseri umani. Continua a leggere