FUOCO, CAMMINA CON ME. BRUCIA ANCORA, DOPO 147 ANNI, LA “NUDA VERITÀ” DI COURBET.

Dipinto attribuito a Gustave Courbet

Dipinto attribuito a Gustave Courbet

Giovedì scorso il settimanale francese Paris Match ha annunciato la scoperta di un ritratto, acquistato presso un antiquario, che lo studioso Jean-Jacques Fernier ritiene sia stato dipinto da Gustave Courbet. Un ritratto femminile di quell’artista, per quanto ignoto agli storici dell’arte, non sarebbe ipso facto uno scoop sensazionale. Ciò che rende interessante la notizia è l’ipotesi dell’esperto, cioè che quel profilo femminile sarebbe parte integrante dell’opera più scandalosa dell’arte europea. Sì, proprio quella, avete capito bene, “L’origine du monde“.  Chi si aggira per il Museo d’Orsay non può fare a meno di notare un anomalo capannello di visitatori accalcato attorno a un particolare dipinto mentre le sale e i corridoi appaiono normalmente affollati. Risatine soffocate, commenti variamente goliardici (“Questo viso non mi è nuovo”), qualche espressione di disgusto. I venditori di cartoline -v’è da credergli- affermano che la vendita di riproduzioni in sedicesimo del “L’origine du monde” è superata solo dal “Ballo al Moulin de la Galette”. Non riproduco l’opera per evitare che questo articolo sia letto, casualmente, proprio da quel tipo di persone. Si accomodino pure altrove. Nel caso il lettore voglia documentarsi, perché non conosce il dipinto, può cliccare sul link al Museo d’Orsay.
La nuda veritas, come la concepiva Courbet, brucia ancora dopo 147 anni. Cerchiamo di capire perché. Continua a leggere

FUOCHI D’ARTIFICIO IN TRIBUNALE: IL PITTORE WHISTLER CONTRO LO STORICO E CRITICO D’ARTE RUSKIN.

James Abbot McNeill Whistler, Notturno in nero e oro, fuoco d'artificio, 1875. Detroit Institute of arts.

Per quel che se ne sa, Sir Coutts Lindsay e sua moglie Blanche avevano fondato la Grosvenor Gallery, il calendimaggio del 1877, solo per soddisfare un impulso di generosità mecenatesca. Non potevano certo immaginare che uno spazio a disposizione di giovani artisti, o meno giovani ma che erano nelle condizioni di essere rifiutati dalla Royal Academy, si sarebbe di lì a poco trasformato in un’arena. L’inaugurazione era stata un successo di eleganza mondana illuminato dalla presenza delle altezze serenissime il Principe e la Principessa di Galles. Le opere esposte riflettevano il gusto prevalente dell’epoca vale a dire tipicamente decorativo, con soggetti allegorici raffiguranti giovani in costumi di foggia classica e con titoli evocanti dee e ninfe. Naturalmente in un contesto simile v’era sufficiente spazio per ospitare i lavori della confraternita preraffaellita. Sappiamo infatti che alcune tele di Edward Burne-Jones e Walter Crane erano raggruppate in una sala. Continua a leggere