MOSÈ, COME MICHELANGELO, S’INNALZA AL DI SOPRA DELLA SUA STESSA NATURA.

“Quante volte ho salito la ripida scalinata che porta dall’infelice Via Cavour alla solitaria piazza dove sorge la chiesa abbandonata! e sempre ho cercato di tener testa allo sguardo corrucciato e sprezzante dell’eroe, e mi è capitato qualche volta di svignarmela poi quatto quatto dalla penombra di quell’interno, come se anch’io appartenessi alla marmaglia sulla quale è puntato il suo occhio, una marmaglia che non può tener fede a nessuna convinzione, che non vuole né aspettare né credere, ed esulta quando torna ad impossessarsi dei suoi idoli illusori.” 

Sigmund Freud, Der Moses von Michelangelo.

Nei primi mesi del 1914 la rivista Imago pubblica un piccolo saggio anonimo sul Mosè di Michelangelo. Perché l’autore voglia rimanere nell’ombra è presto detto: non si è mai occupato veramente d’arte e quindi il suo testo può essere facilmente tacciato di dilettantismo. Inoltre teme che qualcuno spieghi maliziosamente l’irresistibile attrazione provata per il personaggio. Non è forse vero che si identifica con quell’ingombrante figura, che si sente un profeta? Continua a leggere

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