I TRE COLPI CHE POSERO FINE ALLA MODERNITÀ

 

Valerie sapeva che Dio si era rivelato a New York in un piccolo edificio rosa sulla Lexington Avenue. Dio, che tutti chiamavano affettuosamente Andy, era in grado di trasformare in oro qualsiasi cosa gli passasse per le mani. Pubblicità commerciali, prodotti di largo consumo, frammenti sbiaditi di giornale erano il primo antidoto a una società di massa ottenuto dai detriti di quella stessa società. Le infinite copie di un originale in apparenza mai esistito, estratte e rigenerate da Andy, erano la Risposta. Andy era il solo che avrebbe compreso la potenza rivoluzionaria del suo lavoro, un lavoro duro, frutto di sofferenze strazianti, sostenuto da una convinzione incrollabile: il Male era nell’oppressione dell’uomo sulla donna. Solo chi aveva fatto deragliare il dominio opprimente delle immagini, di quei segni invadenti dai quali non ti puoi nascondere, che ti inseguono perfino al cesso, mentre mangi, aveva  il potere di accendere una luce sulla sua Verità. Valerie riuscì a farsi ammettere nel suo nuovo Olimpo affollato di creativi assatanati e impasticcati. Sex, drug and Rock&roll nonché Arte, if you don’t mind. Continua a leggere

Annunci

QUEL LAMPO CHE FLUTTUA NELLE IMMAGINI PERTURBANTI. CENSURA E AUTOCENSURA NELL’ARTE.

L’articolo apparso ieri su Ilsole24ore dal titolo “Emmanuelle Riva: Hiroshima mon amour l’irrappresentabile cinquant’anni dopo” mi sembra un buon incipit per riflettere sui limiti dell’espressione anche nelle arti grafiche. L’ormai anziana Emmanuelle Riva intervistata sull’attualità del film di Resnais e sull’esistenza di una censura o di un’autocensura nel cinema così risponde: “E allora mi chiedo a mia volta: qual è il confine tra certe foto di cronaca, talmente belle e forti, da rasentare l’arte, e l’arte stessa? Io credo che l’arte debba mantenere una certa elevatezza di intenti. Oggi mi chiedo se esista ancora una vera e propria censura nel mondo occidentale, in cui tutto appare così libero.”. Continua a leggere