IL FASCINO DISCRETO DEI TABLEAUX VIVANTS

I tableaux vivants sono figurazioni “statiche”, con modelli o comparse, a imitazione di grandi dipinti del passato. Queste figurazioni, inserite in una sequenza cinematografica o soggetto di una ripresa fotografica, tendono a riprodurre gli elementi strutturali dell’immagine originale. Talvolta il legame tra immagine originale e la sua trasposizione è poco evidente: si tratta di relazioni analogiche, di sofisticate corrispondenze o mere allusioni, che richiedono una grande cultura e memoria visive. L’appropriazione di modelli figurativi “alti” e la loro traduzione nel linguaggio delle nuove arti – fotografia, cinema, televisione, moda, pubblicità – è storia lunga e complessa. Si è trattato spesso di operazioni sofisticate e dirette ad un pubblico acculturato, dunque quasi sempre confinate nel limbo delle sperimentazioni di autori dotati ed eclettici. Il fenomeno, giustificato o da circostanze occasionali o dall’affioramento di una cultura profonda che finisce col tracimare nell’agire creativo, ha mantenuto negli anni un suo aspetto carsico. Abbiamo quindi molti episodi rilevanti e rare occasioni in cui la contaminazione fra tecniche, modalità espressive e spunti tematici sono frutto di un vero “progetto poetico”. Mostrare una sequenza di questi episodi è tentazione forte alla quale intendo resistere per ragioni di spazio. Da cosa iniziare dunque? Un episodio notevolmente interessante accadde nel 1863. Un pittore di grandi ambizioni e di una certa notorietà, Edouard Manet, dipinse un soggetto che al grande pubblico apparve manifestamente e provocatoriamente illogico: due giovani normalmente abbigliati erano dipinti nell’atto di conversare accanto a una donna nuda. Si trattava, almeno nelle intenzioni suggerite dal titolo, della più banale e borghese delle circostanze: un picnic. Che cosa disturbò i bempensanti e cultori della buona e rassicurante arte accademica? La donna nuda ovviamente vicino a uomini vestiti: si trattava di persona riconoscibilissima invece di una personificazione o figura mitologica. Come se non bastasse, osservava sfrontatamente il pittore ben consapevole della sua condizione. Al di là delle critiche di tipo tecnico, feroci e ingiuste al punto di apparire oggi una sorta di accanimento punitivo, quel che sorprende è la mancata percezione delle reali intenzioni del pittore anche da parte di settori importanti della cultura artistica del tempo (su tutti Delacroix). Manet si proponeva di attualizzare l’arte dei grandi maestri trasformando scene mitologiche o oscure allegorie rinascimentali in arte “viva”, in immagini coerenti con il suo tempo. Ben pochi si accorsero che la posizione delle figure ripeteva senza sostanziali variazioni quella di un dipinto perduto di Raffaello conosciuto attraverso un’incisione all’acquaforte di Marcantonio Raimondi e che un dipinto di Tiziano, Il concerto campestre, mostra la contemporanea presenza di figure maschili vestite e femminili nude in un contesto arcadico. A ben vedere Manet più che citare le opere predette aveva organizzato per il dipinto un vero tableaux vivant per il quale avevano posato la modella Victorine Maurent e Ferdinand Leenhoff suo futuro cognato. Di seguito si può seguire l’evoluzione dall’immagine originale, alla Colazione sull’erba fino a un’interpretazione recente del tema.

Marcantonio Raimondi, Dei fluviali, dal Giudizio di Paride di Raffaello, 1520 ca. Incisione. New York, MoMA

Edourad Manet, Colazione sull'erba, 1863. Olio su tela, 208x264cm. Parigi, Musée d'Orsay

foto Andy Earl

Uno dei più felici incontri tra l’arte dei maestri e cinema è senz’altro l’episodio della “Ricotta” nel film ROGOPAG di Pier Paolo Pasolini. In una sequenza del film un regista tenta di costringere all’immobilità un gruppo di comparse grevi e indisciplinate che dovrebbero realizzare un tableaux vivant dalla “Deposizione” del Pontormo.

Pontormo, Deposizione, 1526-1528. Olio su tavola, 313x192cm. Firenze, Chiesa di Santa Felicita.

Clip dall’episodio “La ricotta” girato da Pier Paolo Pasolini per il film ROGOPAG. La sequenza si riferisce al tableaux vivant della Deposizione dipinta dal Pontormo

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