FUOCO, CAMMINA CON ME. BRUCIA ANCORA, DOPO 147 ANNI, LA “NUDA VERITÀ” DI COURBET.

Dipinto attribuito a Gustave Courbet

Dipinto attribuito a Gustave Courbet

Giovedì scorso il settimanale francese Paris Match ha annunciato la scoperta di un ritratto, acquistato presso un antiquario, che lo studioso Jean-Jacques Fernier ritiene sia stato dipinto da Gustave Courbet. Un ritratto femminile di quell’artista, per quanto ignoto agli storici dell’arte, non sarebbe ipso facto uno scoop sensazionale. Ciò che rende interessante la notizia è l’ipotesi dell’esperto, cioè che quel profilo femminile sarebbe parte integrante dell’opera più scandalosa dell’arte europea. Sì, proprio quella, avete capito bene, “L’origine du monde“.  Chi si aggira per il Museo d’Orsay non può fare a meno di notare un anomalo capannello di visitatori accalcato attorno a un particolare dipinto mentre le sale e i corridoi appaiono normalmente affollati. Risatine soffocate, commenti variamente goliardici (“Questo viso non mi è nuovo”), qualche espressione di disgusto. I venditori di cartoline -v’è da credergli- affermano che la vendita di riproduzioni in sedicesimo del “L’origine du monde” è superata solo dal “Ballo al Moulin de la Galette”. Non riproduco l’opera per evitare che questo articolo sia letto, casualmente, proprio da quel tipo di persone. Si accomodino pure altrove. Nel caso il lettore voglia documentarsi, perché non conosce il dipinto, può cliccare sul link al Museo d’Orsay.
La nuda veritas, come la concepiva Courbet, brucia ancora dopo 147 anni. Cerchiamo di capire perché.
Nel 1866 Courbet dipinse parte di un corpo femminile nudo. A prescindere dalla visione del sesso femminile esposto come in una visita ginecologica, quel che disturba non è semplicemente la disinvoltura nel mostrare in modo ravvicinato ciò che non si può, ma è, soprattutto, l’obliterazione del viso. Come classificare una opera siffatta? Pura pornografia? Se fosse stato questo l’intento perché non scoprire anche il seno allora? Il titolo, che sulle prime suona sarcastico, è spiazzante. Sembra dichiarativo, ma ha in sé qualcosa che destabilizza. L’immagine respinge e, alla lunga, risulta quasi minacciosa.
Courbet riteneva di dover rappresentare la realtà senza alcun riguardo per il buon gusto, la morale, o l’estetica. La realtà premeva sulla sua coscienza con tutto il carico di violenze, ingiustizie e diseguaglianze del suo tempo. Il Romanticismo era morto nelle strade di Parigi insanguinate dalla repressione della rivoluzione del 1830, della rivolta del 1832 e della rivoluzione del 1848. Oscene erano le tele di grandi dimensioni che i nuovi ricchi acquistavano da pittori come Thomas Coutier, dotati quel che basta per vellicare le ambizioni culturali dei parvenus con soggetti al tempo stesso piccanti e innocui, ispirati ai costumi del mondo antico o tipici del vicino e lontano Oriente. Banchetti e orge romane, odalische, bagni turchi, bagnanti in quantità. L’arte di regime lo disgustava a tal punto che, quando la Comune di Parigi era sotto assedio, fece abbattere la colonna Vendome in quanto simbolo fallico, imponente e disgustoso dell’imperialismo francese.

La colonna Vendome abbattuta e ridotta in pezzi.

La colonna Vendome abbattuta e ridotta in pezzi.

Nel 1855 il pittore aveva impostato la composizione utilizzando figurazioni allegoriche: il suo studio affollato da amici e dai rappresentanti dei ceti più poveri era stato arricchito da personificazioni (la modella non è altri che la “nuda veritas”) e allegorie. Si trattava di un’allegoria reale, precisò, che non doveva essere letta né come rappresentazione fattuale né come mera allegoria, ma come riflessione sul ruolo dell’arte dopo il 1848.
Perché non vedere allora nell’origine un’allegoria che addensa causa e ragione di tutto proprio come il bue squartato dipinto da Soutine 59 anni dopo nel quale l’artista affermava di vedere l’intera Parigi?

Chaim Soutine, Side of brrf,1925. Buffalo, Albright-Knox Art Gallery.

Chaim Soutine, Side of beef,1925. Buffalo, Albright-Knox Art Gallery.

Sia come sia la cronaca ci chiama a giudicare il ritratto femminile che si suppone completasse il corpo della donna nell’origine.

Fu veramente Courbet a dipingerlo? L’esperto risponde in modo affermativo. Il problema è ora stabilire se il ritratto e l’origine siano le due parti troncate di una medesima tela e separate per una ragione che ignoriamo. Sul WEB è già una corsa a commentare e a evidenziare le incongruenze: lo sfondo del primo è chiaro quello del secondo è scuro, le inclinazione del busto e del capo non sono compatibili, qualcuno ha perfino sottolineato la diversità del colore di capelli e dei peli pubici (sic!). La futilità di questa contesa farebbe sghignazzare Courbet. È prevedibile che non si arrivi ad alcuna conclusione perché si dovrebbe dimostrare non solo che le due parti siano effettivamente ricomponibili, ma, cosa assi più  onerosa, spiegare anche il motivo di una decisione così drastica. Che Courbet possa aver preso una simile decisione per motivi di opportunità appare inverosimile. Potrebbe averlo richiesto la modella stessa pentita di aver posato in modo temerario. Ciò appare incongruo, ma non può essere escluso. Chi era dunque la modella? I sospetti si addensano tutti su Joanna Hiffernan la donna dallo sguardo malinconico, lineamenti graziosi e occhi chiari di “Jo, la bella irlandese“.

Gustave Courbet, "Jo la belle Irlandaise", 1866. New York, Metropolitan Museum

Gustave Courbet, “Jo la belle Irlandaise”, 1866. New York, Metropolitan Museum

Joanna fu modella e musa del pittore americano, trasferitosi in Europa, James McNeill Whistler. Ebbe, in seguito, un ruolo simile anche nella vita di Courbet. Posò per Whistler in più occasioni ed è senz’altro lei la donna ritratta nella “Sinfonia in bianco n.1” conservata a Washington. Il padre della Hiffernan Patrick, si dice avvesse difficoltà a rimanere sobrio e alludeva a Whistler con l’epressione “me son-in-law” vale a dire mio genero sebbene i due non fossero sposati.

James Whistler "Symphony_in white no_1-the_white_girl",1862. Washington

James Whistler “Symphony in white n.1-the white girl”,1862. Washington.

Joanna non sembra avesse una reputazione ineccepibile, già prima del suo incontro con Courbet. È noto ad esempio che quando la madre di Whistler si recò a trovare il figlio presso la sua residenza londinese la ragazza fu allontanata per ragioni di convenienza. Uno sguardo al ritratto della madre non lascia dubbi sull’opportunità di quella decisione.

James Whistler, "La madre dell'artista", 1871. Parigi, Museo d'Orsay.

James Whistler, “La madre dell’artista”, 1871. Parigi, Museo d’Orsay.

Il volto della “ragazza in bianco” ha molte più affinità col ritratto da poco rinvenuto di quello della “bella irlandese”. Qualche affinità tra le caratteristiche somatiche della Hiffernan e la donna misteriosa -che ha fatto riaccendere i riflettori su Courbet- può essere osservata in un suo dipinto, “Le sommeil”, nel quale due donne nude, vinte dal sonno, sono teneramente allacciate (la Hiffernan è la donna in primo piano).

Gustave Coubet "Le sommeil", 1866. Parigi, Petit Palais.

Gustave Courbet “Le sommeil”, 1866. Parigi, Petit Palais.

Tutte queste considerazioni, tuttavia, non fanno muovere di un passo le nostre conoscenze sull’arte di Courbet, così straordinaria e moderna da destare ancora stupore e scandalo.

Qualcuno crede davvero che “L’origine du monde” avesse un volto? Se sì deve solo attendere la prossima pubblicazione del catalogo ragionato delle opere di Courbet, una mostra ad hoc e qualche trasmissione televisiva lesta a cogliere l’occasione. Sappia comunque che il Museo d’Orsay ha espresso i suoi dubbi sull’autenticità del ritrovamento.

Chi scrive tiene in non cale le eventuali future rivelazioni sull’argomento. Paris Match ha fatto il suo scoop e lo studioso che ha avanzato l’ipotesi s’è guadagnato il suo quarto d’ora di notorietà.
Nulla è cambiato: l’origine del mondo è ancora quella e il mondo continua a non capire gli artisti.

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2 commenti

  1. ‘L’Origine del mondo’ è incompatibile con qualsiasi fisionomia. Se il quadro fosse stato tagliato l’opera d’arte l’avrebbe fatta la sega.

  2. Molto interessante, analisi molto approfondita.


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